Gocce 1/6

Il rumore. La risvegliò il rumore. Prima della prima goccia sui quattro strati di vestiti. Il rumore e l’odore di una pioggia tardo primaverile. Bastarda, pensò Lucia.

Riprese le sue cose, le infilò nel carrello da spesa e cominciò il giro. S. Annunziata, S. Barbara e S. Carlo. Colazione, doccia e coperte. Coperte una volta a settimana. Il giro dei Santi la mattina, il giro del mondo il pomeriggio. Via Argentina era un posto niente male per la questua, anche se quel tossico le rovinava la piazza. Ma Lucia conosceva le persone di Via Argentina, gente perbene, gente che ci pensa prima di tirare fuori anche solo mezzo Euro. “Mezzo Euro nelle vene di quella larva o nello stomaco di Lucia?” Questo si sarebbe chiesto il passante di Via Argentina, e avrebbe scelto di appoggiare la moneta sul palmo di quella quaranta-cinquantenne vestita a strati e un po’ zoppicante, appoggiata ad un carrello da supermercato. Avrebbe guardato i suoi occhi liquidi e faticosi, oppure avrebbe continuato a contare le mattonelle del selciato, ma il mezzo Euro l’avrebbe mollato. Credeteci. Conosceva i suoi polli, Lucia.

Per questo quel vecchio la stupì. In realtà lo stupore era stato la rovina vera della sua vita, ma questa è un’altra storia, oppure un’altra parte di questa.
Comunque, quel vecchio la stupì.

Venne lì, tutto vestito di velluto marrone, tipo quei vestiti dei professori all’Università, che sembra che non lo cambino mai, con tutti i soldi che c’hanno, ma in realtà ne hanno decine, di completi di velluto voglio dire.
Questo completo camminava un po’ a scatti e se ne sfotteva altamente della pioggia che infradiciava il panama, pure quello marrone, ma di feltro. Si mise lì, in piedi vicino a Lucia, mani in tasca, nazionale in bocca e sguardo sornione.
Passarono dieci minuti, il vecchio non disse nulla per tutti i seicento secondi.

Fumò, usò quel suo sguardo e rimestò monete e chiavi nelle tasche dei pantaloni. Sembrava a suo agio, là in Via Argentina a prendere pioggia vicino ad una barbona di nome Lucia. Da parte sua, la donna appoggiata al carrello della Pam trascorreva il tempo ritmato dal rumore delle gocce, cercando di capire cosa stesse fissando il vecchio. All’inizio sembrava guardare un’insegna verso Corso Portogallo, li dal viale, Latteria, diceva e non diceva il neon e l’intermittenza pareva riflettersi sulla pelle bianca, quasi trasparente, del vecchio. Poi Lucia cambiò idea: guardava sicuramente una finestra al secondo piano del civico 18, sempre dalla parte opposta di Via Argentina.

Questo avrebbe spiegato molte cose, ma soprattutto una: l’umida presenza del vecchio. Ma non era così.

 

 

Gocce 1/6 ultima modifica: 2012-02-13T09:00:15+00:00 da Manuel Galbiati

---

Post Navigation