Giochi di parole e di colori 2/3

Cominciamo da quando ero piccolo, si fa per dire, alto quanto un soldo di cacio, dicevano allora. Questa storia del soldo di cacio ci ho messo un po’ a capirla, ma i modi di dire sono così fanno perdere le loro tracce per dove e da dove sono cominciati. Insomma ero solo un soldo di cacio e pertanto tutto mi sovrastava.
Non è piacevole sentirsi sempre con tutto sopra la testa, almeno a me non faceva piacere, dovevo sempre guardare con il naso all’insù e avevo sempre paura di essere schiacciato.
I colori delle mie emozioni tingevano tutto a tinte fosche, ero già contento quando tendevano verso il grigio, grigio topo.
Se non siete mai stati sovrastati da qualcosa forse non potrete vedere questa mia emozione.
Un certo signor Swift che ha scritto “I viaggi di Gulliver”e del paese di Lilliput, è riuscito benissimo a far capire le emozioni del protagonista nella terra dei giganti, a Brobdingnag. Quella lettura è stata per me illuminante, nel senso che una finestra chiusa si è come spalancata e ha fatto entrare tanta luce nella stanza buia della mia mente. Da allora tutto il grigio che avevo accumulato nella memoria e che la crescita successiva non era riuscita a cancellare del tutto, è stato spazzato via perché mi sono confrontato con il signor Gulliver che nell’esperienza simile alla mia doveva aver visto tutto nero.
Insomma, il grigio era stato a lungo il colore delle mie emozioni perché, ora lo so, era il colore della mia paura. Fucsia era quello della mia fatica; sì, tanta fatica, per fare tutto, qualsiasi cosa. Salire un gradino era come scalare una montagna e non è un modo di dire ma era vero davvero. Gocce di sudore imperlavano la mia faccia e la mia schiena ogni volta che il mio cammino era sbarrato dagli ostacoli creati dall’uomo; la natura è  più misericordiosa!
Non voglio riproporre esperienze che il signor Swift nei panni di Gulliver ha saputo narrare a dovere, cioè di incontri ravvicinati con animali detti domestici ma per me paragonabili a bisonti.
E poi c’era la rabbia, quella sì che era rossa.
Quando mi arrabbiavo perché i miei sforzi erano stati completamente vanificati, allora sì; in un primo momento il colore era rosso porpora, ma poi piano piano sfumava nelle diverse gradazioni dell’arancio. Non sempre stava solo sbollendo, come si dice, stava trasformandosi in delusione, insoddisfazione, scontentezza, e non c’è emozione peggiore perché ti blocca e non vai più da nessuna parte. È così terribile che non ha nemmeno un colore. Ora so che quando non vedo colori è perché devo uscire dall’insoddisfazione e dalla scontentezza.

Giochi di parole e di colori 2/3 ultima modifica: 2015-06-15T08:42:08+00:00 da Salvina Pizzuoli

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