Giochi di parole e di colori 1/2 (I più votati di Prosa e Poesia)

Ho sempre guardato e forse a furia di farlo ho imparato.
Sembra facile, ma non lo è. Lo dico per esperienza. Spesso abbiamo l’impressione di aver visto, osservato, esaminato, considerato, scrutato, ispezionato, ma in realtà non abbiamo guardato veramente.
Sono gli occhi che mi permettono di guardare. Sono una finestra ed io mi affaccio.
Se do un’occhiata a qualcosa significa che la guardo di sfuggita, se faccio gli occhiacci a qualcuno vuol dire che non sono d’accordo, se sono occhiuto vuol dire che ho guardato con attenzione e sono stato cauto. Se poi ho l’occhio lungo vuol dire che riesco a vedere particolari che agli altri sono sfuggiti.
Oculato è chi sa guardare bene, ma così bene che tutto va poi per il meglio.
Non avere occhio, lontano dagli occhi, lasciarci gli occhi, occhi foderati di prosciutto, guardare con cent’occhi, darci un occhio, mangiare con gli occhi, tenere d’occhio, a colpo d’occhio, a occhio e croce…Sono frasi che ho sentito e ho appuntato nel calepino della memoria che mi hanno fatto capire e riflettere.

A furia di guardare ho capito che noi umani abbiamo due “sfondi”, uno dentro e un altro fuori: la faccenda si complica e la colpa è tutta delle parole mancanti, nel senso che spesso non ci sono proprio e occorre fare degli esempi o quelli che si definiscono “giri di parole”. Provo con gli esempi.
Per guardare dentro occorrono tanti occhi per non farsi sfuggire i legami tra il dentro e il fuori.
Il dentro è pieno di emozioni e le vedi perché sono colorate e ognuna ha precise coloriture o se è forte, è come un caleidoscopio.
Se guardate e vedete un qualcuno che sta seduto su di una panchina al sole, con gli occhi socchiusi, un velo di sorriso sulle labbra distese, il corpo rilassato quasi a combaciare con la panchina su cui è seduto come fosse di cera, le braccia abbandonate e il capo reclinato, bene, quel qualcuno ha un’emozione gialla; non un giallo carico, non limone o canarino, un giallino pastello, caldo e riposante.
Se invece vedete un qualcuno che corre accaldato, che si scontra incurante con tutti quelli che non riesce a scansare se non lo schivano per primi, che si sbraccia e urla senza voce o parole che quasi gli si strozzano in gola, che si capisce che sta inseguendo quel che gli sfugge o che va più veloce di lui, beh quell’emozione è viola. Tutto il suo corpo si ribella a quella corsa forsennata e lo costringe a fermarsi; normalmente la corsa finisce e il dentro riacquista il colore bianco, ma non di botto, ma per passaggi graduali attraverso tutta la scala cromatica, mentre quello che si vede di fuori si scolora più velocemente.
Ho sentito tanti dire –Sono emozionato – ma ciascuno intende una cosa diversa. Per scoprire se è vero davvero (ma esiste un vero non davvero?) meglio fare ancora degli esempi.
Cominciamo da quando ero piccolo, si fa per dire, alto quanto un soldo di cacio, dicevano allora. Questa storia del soldo di cacio ci ho messo un po’ a capirla, ma i modi di dire sono così fanno perdere le loro tracce per dove e da dove sono cominciati. Insomma ero solo un soldo di cacio e pertanto tutto mi sovrastava.
Non è piacevole sentirsi sempre con tutto sopra la testa, almeno a me non faceva piacere, dovevo sempre guardare con il naso all’insù e avevo sempre paura di essere schiacciato.
I colori delle mie emozioni tingevano tutto a tinte fosche, ero già contento quando tendevano verso il grigio, grigio topo.
Se non siete mai stati sovrastati da qualcosa forse non potrete vedere questa mia emozione.
Un certo signor Swift che ha scritto “I viaggi di Gulliver”e del paese di Lilliput, è riuscito benissimo a far capire le emozioni del protagonista nella terra dei giganti, a Brobdingnag. Quella lettura è stata per me illuminante, nel senso che una finestra chiusa si è come spalancata e ha fatto entrare tanta luce nella stanza buia della mia mente. Da allora tutto il grigio che avevo accumulato nella memoria e che la crescita successiva non era riuscita a cancellare del tutto, è stato spazzato via perché mi sono confrontato con il signor Gulliver che nell’esperienza simile alla mia doveva aver visto tutto nero.

Giochi di parole e di colori 1/2 (I più votati di Prosa e Poesia) ultima modifica: 2016-10-05T08:35:00+00:00 da Salvina Pizzuoli

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