Ehi, guarda là

Arrivò al parcheggio della cima più alta del massiccio, parcheggiò. Era una giornata di sole, disturbata soltanto da qualche nuvola innocua. Prese in mano i cellulari, li spense tutti e due, ripose la sua agendina nel porta oggetti dell’auto,  finì di sistemarsi e partì per l’escursione.
Decise di passare la mattinata da solo sulla montagna, infatti quasi non trovò altre persone durante le ore di solitudine. Capì anche da queste cose che l’escursione avrebbe avuto un esito positivo. Alternava la sua passeggiata tra le cresta della montagna, dove poteva sentire il vento forte e freddo, a momenti di prativo, in modo da sentire meglio il silenzio e la beatitudine del suo isolamento. Era partito praticamente dalla cima del monte, quindi non gli restava altro da fare che girare attorno alla montagna, mantenendosi sempre ad una certa quota. Ogni tanto si fermava ad osservare: in lontananza vedeva la pianura, con i suoi capannoni, le fabbriche e le centinaia di strade che stonavano anche in un ambiente cittadino. Forse l’uomo, a furia di migliorare le vie di comunicazione, si era dimenticato che aveva prodotto l’effetto opposto. Il dedalo di strade era diventato un deserto di comunicazione. Tutti potevano raggiungere tutti ma nessuno voleva avere a che fare con gli altri. Troppo traffico e troppe persone in giro che si incrociavano senza neanche guardarsi in faccia, magari per andare ad un appuntamento con un tizio che probabilmente voleva solo fregare il proprio interlocutore. Il mondo ormai era fatto di fregature. Tutti vivevano nel dubbio. Anche il migliore amico, in nome dei propri interessi, poteva vendere l’amico e quindi la loro amicizia. Una leggera nebbiolina nascondeva a metà la pianura. A lui, sembrava non dispiacergli. In realtà, quella nebbiolina era un po’ nebbia mattutina di un mite fine febbraio e anche un po’ di inquinamento. Smog, per quelli nati negli anni ’70. Anche il meteo sembrava così diverso tra i due mondi. Quello in cui si trovava, sereno; quello che aveva lasciato, offuscato. Guardava giù e non gli mancava nessuno. Respirava profondamente e sentiva i polmoni riempirsi di aria e di un po’ di serenità. Ogni volta che riprendeva il cammino gli sembrava quasi d’avere le tasche bucate e che tutti i suoi problemi potessero rotolare giù dal monte e andare chissà dove. Sì, perché oltre ad avere la sensazione che i problemi se ne andassero, voleva anche credere che non lo avrebbero aspettato giù in pianura. Voleva credere che la discesa per i suoi problemi fosse molto più lunga, rispetto alla sua. E nel caso avessero avuto la forza di aspettarlo, lui poteva sempre fermarsi lì in montagna. Questo voleva credere. Ogni tanto si sentiva dondolare dalle forti raffiche di vento, e si sentiva come quando da bambini gli dicevano: “ehi, guarda là”… E ingenuamente distratto, si guardava tutti’intorno, mentre gli altri scappavano in direzione opposta. Prendendolo in giro, mentre gli ridevano in faccia e gli mostravano il dito medio. Oggi era toccato a lui, dire a tutti gli altri “ehi, guarda là”… E una volta tanto aveva ingannato il mondo. Che lo avrebbe aspettato al varco, in attesa del suo turno. Pronto a una nuova fregatura, con o senza sguardo in faccia e ancora meno umanità.

Ehi, guarda là ultima modifica: 2015-09-21T08:13:55+00:00 da Mauro Fornaro

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