Da “Riccardo e il suo karma sessopatico”

Trenerie (Del fornire la motivazione giusta al momento giusto)

Prima che il destino lo portasse a dedicare i suoi preziosi servigi alle donne con gli occhi a mandorla, il libertino Riccardo ebbe una vita assai movimentata. Il suo indiscutibile fascino, unito alla sua rara caparbietà nel raggiungere i suoi lubrici scopi, l’hanno reso ai giorni d’oggi un divertente collezionista di storielle boccaccesche che non possono che deliziare la fervente fantasia di Mara. D’altronde che gusto c’è ad avere un passato, in questo caso anche un presente, lussurioso se non lo si può condividere con gli altri?

 E’ un dovere morale raccontare le proprie gesta, siano essere eroiche o meno nobili, per fornire spunti di riflessione e nuove idee ed arricchire così la vita socio-sessuale degli altri. Queste esperienze dovrebbero essere tramandate di padre in figlio in modo che si fissino per sempre nel patrimonio culturale dell’umanità. Questo pensava Mara, mentre Riccardo iniziò a raccontare un’altra delle sue conturbanti avventure.

La storia risaliva a parecchi anni prima. Riccardo, in quegli anni, lavorava come responsabile commerciale per una nota azienda bolognese che trattava cosmetici. Doveva chiudere un contratto con un rivenditore che gli aveva dato parecchie rogne e che si muoveva nell’area di Venezia, per cui, stanco di rincorrerlo telefonicamente, decise di andare a farci quattro chiacchiere. L’appuntamento era fissato per il lunedì successivo e decise di approfittarne per farsi un weekend nella magica città marinara.

Prenotò un biglietto in prima classe per il treno che partiva il venerdì sera, pregustando la piacevole sensazione di gustarsi le meraviglioserie di quella città che aveva già visitato altre volte e che, per questo, avrebbe potuto assaporare con calma. Immerso in questi pensieri, salì sul treno e vide uno scompartimento occupato solo da una donna giovane ed alquanto bella. Fu immediatamente invaso da un senso di compassione per la poveretta che non si meritava di fare il tragitto da sola, senza poter conversare con qualcuno. Il suo noto spirito caritatevole lo fece impietosire e lo spinse ad accomodarsi vicino alla donna, facendole un sorriso. Lei distolse lo sguardo da ciò che stava leggendo attentamente per salutarlo distrattamente e riprese la lettura dell’interessante rivista.

Riccardo sistemò il suo bagaglio e si sedette di fronte a lei, accavallò le gambe e si schiarì la voce, in attesa di sfoderare il suo proverbiale fascino e sferrare il primo attacco alla resistenza della vittima designata. Aveva infatti già potuto notare che la rivista trattava d’arte, per cui, col suo fare all’apparenza disinteressato ed un tantino annoiato, le chiese se si occupava di quell’interessante materia. La donna sollevò finalmente lo sguardo, quasi scocciata per l’intromissione dell’uomo, ma, una volta incrociato lo sguardo di Riccardo, non poté che restarne ipnotizzata. Nonostante il suo atteggiamento tatticamente distaccato, infatti, quell’uomo piacente aveva una strana luce negli occhi che finì per conquistare completamente la sua attenzione.

Lei gli spiegò di avere una laurea in storia dell’arte e di amare profondamente quella disciplina ed il mondo che le girava attorno. Si recava, ospite di un’amica, ad una mostra su Kandinsky al Guggenheim di cui appunto leggeva la recensione in quella rivista specializzata d’arte. Gli disse di essere la moglie del centrocampista di una nota squadra di calcio di serie A e che questo le dava la possibilità di dedicarsi alla sua passione. Lui era spesso impegnato con la squadra e la disponibilità economica non gli mancava, quindi, per farsi perdonare delle frequenti assenze, la accontentava in tutte le sue richieste. Lei era ben contenta di poter viaggiare e coltivare i suoi interessi, anche se si sentiva un po’ sola e trascurata.
L’esperienza aveva dotato il nostro scafato dongiovanni dell’arte di saper intrattenere e far parlare le donne. Le faceva sentire a loro agio finché non si spingevano a confidenze, e lui aveva il raro dono di trovare il punto nevralgico, quella debolezza che poteva utilizzare per affondare l’attacco definitivo.

Si rese immediatamente conto di aver individuato l’argomento giusto. Provava sempre una strana eccitazione quando capiva di avere in pugno la propria preda. In quel momento gli brillarono gli occhi, respirò a fondo ricomponendo le idee e le confessò di avere confidenza col mondo del calcio. Conosceva quell’ambiente perché aveva frequentato a suo tempo la tribuna del Cagliari, la sua squadra del cuore, e, tramite alcune amicizie preziose, anche gli spogliatoi. Quindi sapeva vita, morte e miracoli dei calciatori e del loro abituale modo di comportarsi.

Lei, sentendosi a suo agio ed in vena di confidenze, si lamentò con lui del fatto che col suo uomo il sesso fosse diventato un bel ricordo perché era sempre impegnato in allenamenti, ritiri o stanco in post partite per il recupero degli sforzi sostenuti. Insomma… la sua astinenza era bruciante.

Con un ghigno maligno, le prese le mani e le disse di doverle raccontare la “verità” per correttezza. Lui aveva vissuto davvero le vite dei giocatori, circondati continuamente da belle donne, interessate il più delle volte al successo, ai loro denari, e soprattutto alla visibilità che potevano dare loro.

La verità è che la maggior parte di loro si inventava balle con le mogli e le tradiva a più non posso, le occasioni non mancavano: durante i ritiri si spostavano di notte quando l’allenatore andava a dormire, se non si concedevano dopo la partita era perché magari avevano già soddisfatto le loro incontenibili pulsioni secondarie con altre durante il ritiro e così via.

Le stava facendo scoprire un mondo completamente diverso da quello che immaginava o che le aveva fatto credere il marito. Vide che lei annuiva, come se quelle situazioni coincidessero con esperienze accadute anche a lei, scuse che suo marito aveva inventato per le sue schifose scappatelle. Riccardo intuì di aver colpito nel segno, quello era l’atteggiamento giusto, la vedeva sempre più incattivita col marito che, oltre ad esserle (certamente) infedele, non adempieva ai suoi obblighi coniugali inficiando il suo doveroso benessere sessuale e spassandosela allegramente con chissà quante altre.

Erano già diventati molto intimi. Riccardo le chiese se l’avesse mai tradito. Lei abbassò gli occhi e timidamente rispose di no ma adesso che sapeva ciò di cui lui era capace, se le fosse capitato, non avrebbe esitato. Era fatta! Ce l’aveva in pugno…

Era giunto il suo momento. Stavolta fu diretto: “Fisicamente potrei essere io uno di quegli uomini con cui gradiresti farlo?”. Lei lo guardò a lungo negli occhi: “Si, tu mi piaci e poi non mi capita spesso di incontrare una persona e riuscire ad aprirmi… Tu mi capisci…”. Insomma, solite menate delle donne!

Riccardo capì immediatamente che doveva agire in fretta e, dopo averle fatto tutta la pappardella che anche per lui non era facile aprirsi ma che con lei era stato diverso bla bla bla, le disse lentamente: “Io adesso vado in bagno, se vuoi rendergli metà delle pene che ti ha procurato raggiungimi e bussa alla porta”.

Si alzò e raggiunse il bagno…

Barbara Picci

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Da “Riccardo e il suo karma sessopatico” ultima modifica: 2012-12-13T01:00:49+00:00 da Barbara Picci

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