Da “Il mostro dei Carpazi”

Quando giunse in cima alla scalinata degli studenti, era per lui terminata un’abituale giornata passata girovagando. Erano giorni tremendi per lui: sembravano eterni, dilatati in maniera insopportabile; ma allo stesso tempo troppo brevi, perché portavano alla notte, un momento per lui ancora più tremendo, fatto di angosce, insonnia e, per quel poco che dormiva, di incubi tremendi. Sapeva che lei prima o poi avrebbe avuto un altro; che sarebbe caduta nelle braccia di questi; che lo avrebbe dimenticato del tutto.

Razionalmente lo comprendeva. Ma il cuore si ribellava e soffriva. E quindi, incubi in cui lei baciava un altro, o peggio, si susseguivano come neri corvi che beccavano voraci i poveri resti della sua felicità che era stata.

Quando giunse in cima alla scalinata degli studenti, vide ciò che aveva caratterizzato i suoi incubi più neri: lei tra le braccia di un altro, immersa in un bacio appassionato. Rimase paralizzato, incapace di muoversi, assistendo alla terribile scena.

Quando terminò il bacio, la nuova coppia si accorse di lui. Lei fu tormentata dalla visione del povero ragazzo che li guardava distrutto, privato ormai di ogni linfa vitale; stava per scoppiare in lacrime; eppure rimase impassibile, temendo che lui interpretasse le sue lacrime come un timido segnale di un ritorno sui suoi passi. Il suo nuovo ragazzo, invece, cominciò a ridere, e gli disse:”Povera feccia…  guarda di chi è adesso la tua donna !”.

Dopo queste parole, lei rimase allibita, incapace di dire nulla; la reazione di lui fu ben peggiore: impazzì. Prese il coltello che aveva in tasca, lo strinse e poi lo lanciò. Ci volle un istante prima che arrivasse a destinazione: un istante che però sembrò un’eternità.
Che cosa sarebbe successo a lui se non l’avesse scagliato contro quell’uomo odioso ?
Avrebbe ancora sofferto molto… avrebbe fatto un lungo viaggio, di dieci anni, in cui avrebbe girato il mondo… dopo sarebbe tornato a Sighisoara, cresciuto, maturo, sereno… sarebbe diventato un uomo corretto e giusto, sul quale in tanti avrebbero fatto affidamento…

Quando il coltello stava per colpire il suo bersaglio, la ragazza, con un gesto d’incredibile altruismo, si mise nella traiettoria, prendendo su di lei il dolore, la violenza insensata, la morte.
Che cosa sarebbe successo a lei se non fosse stata colpita dal coltello ?

Dopo il comportamento vergognoso del suo compagno, lo avrebbe lasciato subito, nonostante ciò avrebbe significato crescere la sua bambina da sola. Avrebbe capito il suo errore, e avrebbe cercato il suo vecchio amore per ricominciare. Sì, il suo era stato un grande errore, ma in fondo, non era anche una benedizione, se aveva regalato alla sua esistenza una dolcissima “lettera scarlatta” ?

Lo avrebbe cercato, inseguito con la sua bambina, in ogni luogo del mondo, senza pace. Lo avrebbe ritrovato a Sighisoara, in un giorno di primavera, dopo dieci anni, nel loro cimitero. Gli avrebbe presentato sua figlia e avrebbero pianto insieme per il tempo sprecato, separati l’uno dall’altra, due metà della stessa mela separate per un capriccio del destino, per uno stupido errore. Si sarebbero sposati e avrebbero allevato la bambina, per tanti, tanti anni felici.

Ma così non fu. Il coltello le colpì il petto. Morì in pochi istanti, tra le braccia del suo carnefice disperato. Quello che doveva essere la vittima era fuggito.
Mentre esalava l’ultimo respiro le scese una lacrima, e gli chiese: “Perché ? La mia bambina… perché ?”

 

Da “Il mostro dei Carpazi” ultima modifica: 2013-02-05T09:00:36+00:00 da Francesco Cimini

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