Ci sono molti modi per morire

Salì gli ultimi gradini, fece ancora pochi passi e arrivò all’uscio dell’appartamento, avrebbe semplicemente dovuto spingere la porta. Prima di farlo, però, lasciò cadere per terra un cosa. Spinse la porta con il piede destro, era dentro. Poggiò la borsa su un comodino, tornò un attimo fuori, prese quella cosa che aveva lasciato cadere senza tanta tenerezza, era una ragazza. Non si mosse nemmeno un istante, era ancora lì. Così, come l’aveva lasciata lui pochi istanti prima. Sembrava morta, aveva paura, era terrorizzata e in quei secondi interminabili che lui impiegò nel lasciarla cadere al suolo, aprire la porta e ritornare indietro, pensò a come sarebbe morta.
La prese in braccio, quasi dolcemente, la portò dentro casa e altrettanto dolcemente la ripose sul divano. Estrasse una chiavetta usb dalla tasca, si avvicinò al mac di lei, sapeva che era sempre acceso, inserì la chiavetta e cercò il file. Lo trovò.
Ritornò da lei, la sua preda era ancora distesa sul divano. La guardò quasi con invidia per quello che la ragazza avrebbe provato. La protagonista della sua violenza. Si ricordava ancora quello che avevano fatto a lui e, nonostante il dolore e il trauma che lo perseguitarono negli anni successivi, quasi si sentiva contento di quello che era diventato. Per un meccanismo di difesa, perfetto pensava lui, i trascorsi violenti e depressivi si erano tramutati in un presente fatto di violenza e prevaricazione sugli altri. Soddisfatto di quello che era diventato.  Le alzò il vestito, lo strappò e la fece rimanere in mutande e reggiseno. I due sguardi si incrociarono e lei lo supplicava con gli occhi, ma lui sembrò non accorgersene. Aveva un bel fisico, i seni erano piccoli ma sodi e si intravedevano i capezzoli. Aveva delle gambe muscolose che distoglievano lo sguardo dal sedere forse un po’ grosso. Si mise una mano nei pantaloni e se lo toccò un po’, l’eccitazione per quello che le avrebbe fatto non glielo faceva tirare. Il cazzo si mosse appena ma quasi non si ingrossò, prese una mano di lei e glielo poggiò sul palmo. Lei la ritrasse ma un pugno alle tempie, del suo aguzzino, le fece cambiare idea. Ora sentiva il sangue scorrergli al ventre e si sentì come una bestia feroce in calore. Lo stava masturbando e questo lo eccitò ancora di più. La prese per i capelli, tanto che lei si mise ad urlare. “Stai zitta, testa di cazzo.” La alzò violentemente e fecero i due metri per arrivare al mac, la bestia in calore con il coso in tiro e la preda ai suoi ordini. Lui, premette play. Partì la musica degli Afterhours con il Rhodes, poi si stabilizzò con un ostinato di chitarra acustica. Le lasciò andare i capelli, lei cadde sulle ginocchia, il dolore che sentì fu intenso e si mise a piangere. “Smettila di frignare e alzati in piedi. Troia.” Non le lasciò il tempo di farlo, la riprese per i capelli, lunghi e neri, la rimise in piedi con uno strattone e la alzò in aria con un braccio tra le gambe e uno che passando dietro al collo la afferrò alla schiena. Quasi con una mossa da wrestler. Alla musica si aggiunsero le parole, uscirono dalle casse quasi all’unisono con quelle di lui, E’ quello che sai che ti uccide o è quello che non sai a mentire alle mani, al cuore, ai reni lasciandoti fottere forte per spingerti i presagi … Le fece fare un bel volo, tanto che la donna si ritrovò sul divano, intontita e con la testa che le faceva male. Nel volo aveva perso le scarpe. Si sentiva il sangue alle tempie e non riusciva a dare ossigeno ai polmoni. Respirava affannosamente. Lui, aveva ancora il cazzo pronto, era ancora una bestia feroce. Eroe del mio inferno privato… Le strappò anche gli slip e il reggiseno. Guardò la sua figa, completamente senza peli, perfettamente rasata. Le sputò sopra, la massaggiò e la penetrò un paio di volte. La musica continuava, indossi il vuoto con classe è tutto ciò che avrai perché quando il dolore è più grande poi non senti più… La rabbia gli passò dal cazzo al cervello, smise di scoparla, ora la stringeva forte al collo, gli sembrò quasi che lei chiedesse pietà con gli occhi, un’altra volta, la seconda. Ma lui non se ne accorse, un’altra volta, la seconda. Le sferrò un pugno alla bocca, la prese tra il labbro inferiore e la gengiva. Iniziò a sanguinare e lo implorò di smetterla. Ancora una volta lui non la sentì. Il sangue, mischiato alle lacrime, le bagnava il collo e arrivava fino alle spalle. Con uno scatto la prese per le orecchie, le portò la testa in avanti e le diete una ginocchiata in pieno volto. E per sentirmi vivo ti ucciderò ti ucciderò vedrai… Il volume era alto ma il rumore del naso che si rompeva con la ginocchiata si sentì comunque. Svenne e cadde per terra. Iniziò a calpestarla. Come una bestia feroce. Il cazzo ormai non gli serviva più, era floscio e innocuo. Le pisciò addosso e appena ebbe finito le assestò un paio di calci in pieno ventre. Vedrai se il mio amore è come una patologia saprò come estirparlo via… Non si muoveva ma respirava ancora, affannosamente. Lo so che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora.

La canzone era finita, si avvicinò al mac e staccò il cavo di alimentazione. Ritornò sopra la donna, le avvolse il cavo al collo e strinse forte. Forse per un minuto o forse per un’eternità, con il ginocchio sinistro che premeva forte sul ventre della ragazza. Si stancò e si rannicchiò vicino a lei per qualche minuto. Pensò che non era soddisfatto di quello che aveva fatto, semplicemente doveva farlo. Si alzò, andò verso la borsa che aveva lasciato in entrata, frugò, trovò una sigaretta, l’ultima. Si alzò, aprì il frigorifero della cucina e ne trasse una Corona, ritornò a sedersi vicino a lei. La guardò e pensò che tutti i modi che ci sono per morire, quello fu il modo in cui morì lei.

Ci sono molti modi per morire ultima modifica: 2015-08-31T08:07:26+00:00 da Mauro Fornaro

---

Post Navigation