Archivio per categoria: Recensioni

Pastoreau: “Blu. Storia di un colore”

Vi piace il colore blu?

Può sembrare solo una questione di gusti, ma Michel Pastoureau nella sua trattazione  spiega perché è da ritenersi una storia sociale la scelta o meglio l’affermazione di un colore sugli altri. Racconta le alterne vicende dei colori a partire dalle origini fino ai giorni nostri e in particolare del blu, il preferito dalle popolazioni europee a partire dal XVIII secolo, ma che non sempre ha ricoperto questo ruolo. L’affascinante trattato dello storico del simbolismo e massimo esperto di storia dei colori propone una lettura sociale dell’uso, significato e valore dell’utilizzo e dell’ambito di applicazione dei diversi colori.

Ad esempio in epoca romana ruber e coloratus erano sinonimi, confermando la predominanza del rosso su tutte le altre coloriture, mentre il blu era il colore dei Barbari. Occorrerà attendere oltre l’anno Mille perché il blu si affermi come colore “aristocratico” e tra i più belli, diffondendo il proprio primato dalla Francia alla Germania e all’ Italia.
La promozione del blu tra il XII e il XIV secolo è l’espressione di cambiamenti importanti nell’ordine sociale, nei sistemi di pensiero e nelle modalità di percezione scrive Pastoureau e diverrà, dopo aver fatto concorrenza al rosso e anche del nero ricercato nel XV secolo, il colore dominante associato a quest’ultimo durante la Riforma protestante.

Un saggio che non può non catturare con la sua miriade di riferimenti ad ambiti che parrebbero completamente distanti, ma che l’Autore avvicina e accosta nella semplicità delle osservazioni che a quel punto appaiono ovvie. Scorrevole e piano nella narrazione storica si legge senza intoppi con una scoperta ad ogni girar di pagina che cattura e sorprende.

 

Da www.tuttatoscana.net

Daniela Alibrandi: “Una morte sola non basta”

Prosa e Poesia - Daniela Alibrandi - Una morte sola non bastaUn incontro casuale, due esistenze, due mondi, uno popolare e l’altro borghese, nella Roma dell’immediato dopoguerra, s’incrociano su di una panchina di spalle alla pineta del Forlanini, il sanatorio, fuori dal nosocomio dove una nuova vita ha visto la luce e un’altra che vi è appena entrata è già segnata dal dolore e dall’assenza degli affetti fondanti; così il lettore, come lo spettatore di un film neorealista, viene introdotto nelle esistenze dei protagonisti: in un caso ai limiti dell’indigenza, ma dove nonostante tutto riesce a fiorire l’amore, come un fiore tra le miserie umane scaturite dall’ignoranza e dall’essere ai margini, malvissuti e derelitti, dentro quello spazio dell’anima in cui rancore e amore fanno rima; nell’altro anche chi gode di un certo benessere non per questo è immune da indigenze, sebbene affettive.

L’Autrice, la cui scrittura scorre piana e lineare lungo le pieghe del raccontato, sa avvicinare il mondo dell’Italia del dopoguerra al lettore cui diviene familiare perché sa punteggiarla di canzoni, di luoghi, di abbigliamenti, di abitudini di vita che come pietre miliari ne segnano il tempo, trascorrendo tra le deprivate realtà dei protagonisti: tre cucchiaini d’olio sono uno spreco ma l’egoistica esecuzione di qualcuno che ha la sola colpa di turbare un equilibrio di egocentrismi, lo rendono necessario; e nel rovescio della medaglia anche i meno sguarniti, i più agiati, quelli che possono permettersi di andare a Ostia e vedere il mare e che posseggono una loro automobile privata, ma anche quelli che ci si ammazzano andando a tutta velocità, non sono esenti da miserie anch’esse umane, umanissime, di solitudini e carenze affettive.

Le due storie corrono parallele in un primo momento l’una sbilanciata rispetto all’altra camuffata dentro un alone amoroso ma che lascia intuire al lettore le fasi del procedere: il dramma è nelle righe della storia che l’Autrice tratteggia sullo sfondo di quella del periodo che la inquadra e dove Roma rivive alla luce di quei ricordi che il tempo accumulato e trascorso spinge a riassaporare: pagine che la scrittrice sa dedicare alla sua città.

Nello scenario dell’Urbe che si trasforma dal dopoguerra al boom economico le due giovani protagoniste sono diventate due ragazze, infelici e sole nella realtà della propria esistenza, l’una con i suoi spettrali ricordi l’altra subendo ancora, vittime ancora: mentre all’inizio le loro giovani vite si muovevano tra l’amore e l’egoismo ed erano bersagli innocenti di menti turbate da ignoranza e presunzione di sapienza, o in un panorama che sordidamente le costringeva e stritolava, nella realtà nuova s’incontrano e si sostengono, riconoscendosi entrambe sole e bersaglio della sorte e di quegli esseri umani che per viltà avevano agito, taciuto, approfittato all’ombra di una “fede” con i suoi riti e le sue promesse.

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Tuzzi: Il mondo visto dai libri

Se dovessi decidere tra gli scritti di Hans Tuzzi quali regalare a Natale, metterei in lista anche questo ultimo lavoro “Il mondo visto dai libri” (Skira, Milano 2014). Sono un’estimatrice di Tuzzi narratore e non avrei mai immaginato di poterne apprezzare la saggistica-narrata relativa all’ambito antiquario dei libri.

Non è un romanzo, ma è come se lo fosse. Non è solo per bibliofili, anche se informa e documenta il corso degli eventi legato ai volumi di cui tratta con precisione da manuale: ne racconta la vicenda ora avventurosa ora curiosa o imprevedibile, ma comunque interessante che circonda ciascun testo che Tuzzi ha deciso di  porre al cuore di ogni capitolo con quel suo stile elegante e accattivante tra informazioni e aneddoti che arricchiscono e avvicinano il lettore a quel libro carico di una storia tutta personale e aiutano a comprendere perché chi li ama possa spingersi fino a uccidere per il possesso di uno di essi. Si scorrono i capitoli, tanti quante le lettere dell’alfabeto, da “Assassinare (per un libro)” a “Zanzibar” e si procede fra racconti dedicati  a persone e luoghi che attorno a quel libro o a quel genere di libri (in “Ornitologia” si incontra inaspettatamente Ian Fleming) ruotano come personaggi dentro la medesima storia, in una fabula avvincente anche perché impensabile e sconosciuta.

Dal Quattrocento ad oggi attraverso itinerari che si snodano ai quattro capi del pianeta seguendo e tratteggiando  un mondo di libri fatto dai libri:
Due anni dopo “la mano che pensa”, muore, registrata nell’elenco dei poveri, senza poter immaginare il successo che il libro sugli insetti del Suriname otterrà in tutta Europa […]
La citazione è tratta dalle pagine di “Merian, Maria Sibylla”, che sopravviverà nel  libro da lei illustrato con amore e passione per le incantevoli creature. Vite di donne, di libri illustrati e di librai: nelle pagine dedicate a “De Marinis, Tammaro” una figura unica nel mondo dei librai italiani Tuzzi racconta la storia del giovane napoletano che nonostante non avesse terminato gli studi, se non come autodidatta presso l’Archivio Storico di Napoli, raggiungerà le massime onorificenze nel panorama mondiale della peleografia; in chiusura riporta una frase di Umberto Saba che scoperta l’esistenza dei libri antichi, affermava in “Storia di una libreria” “emanavano un senso di pace: erano come dei nobili morti”.

La lettura mi ha così catturata che penso proprio di volerlo rileggere, per riassaporare con la calma di chi legge nuovamente i passaggi più gradevoli di questo mondo speciale visto attraverso i libri.

 

Da www.tuttatoscana.net

Recensione – Hans Tuzzi: “Trittico”

Hans Tuzzi - TritticoHans Tuzzi “Trittico”

Avete voglia di immergervi in visioni dell’irrealtà o in “associazioni mentali eccentriche”? Bene, allora leggete “Trittico”. Se poi siete lettrici, meglio: l’Autore si rivolge proprio all’eventuale sconosciuta invitandola, galante e premuroso, alla lettura.

Dirò allora che a me lettrice non è “dispiaciuto”, come si augura l’Autore, leggere le digressioni immaginifiche contenute in Aubade, Dinamo Kiev, Bavkalan. Mi sono lasciata coinvolgere nell’ineluttabile lotta per la sopravvivenza in natura che compendia l’inspiegabile insensatezza del vivere e nella complessa storia del dopo-muro raffrontata alla semplice geografia del tifoso di calcio e nella domanda se vale più la musica o le parole per arrivare al significato: elucubrazioni dotte e stravaganti in cui si evidenzia perfettamente come “il pensiero critico, se sufficientemente intelligente e moralmente esplicito, rischia di diventare letteratura”.

No, non mi è spiaciuto, perché ho goduto della bella scrittura, delle immagini che ha evocato, delle sottili e mai evidenti metafore, delle finestre nella mente che è riuscita ad aprire. Ma ho anche goduto dell’elegante edizione, dell’impaginazione di copertina, dell’impertinente quanto sagace titolo della collana: “Piccola Biblioteca di letteratura inutile”, e della rinascita di una casa editrice che, contrariamente a tutte le correnti attuali, fa scelte di nicchia o fuori mercato.

Grazie a Tuzzi, grazie all’iniziativa di Giovanni Nucci e alla anticonvenzionale scelta della ItaloSvevo. Sì, si può sperare ancora.

Hans Tuzzi – “Trittico” – ItaloSvevo 2016  – 10,00 euro

 

Recensione di Salvina Pizzuoli

Metempsicosis – Recensione

(…) sedia elettrica per chi ha stuprato la poesia

Abbassate le luci, procuratevi un’ora abbondante di tempo libero, un buon paio di cuffie e una buona dose di voglia di viaggiare via dall’apparenza e dalle comodità: arrivano i L.E.S.

Dopo una lunga gestazione viene alla luce Metempsicosis, il primo cd ufficiale (autoprodotto) di questo trio di amici/compagni/musicisti/irrinunciabili-nostalgico-romantici che sfornano alle soglie del 2013 un album che sembra voler dare uno schiaffo a tutto ciò che risponde all’imperativo ‘omologarsi’.

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Il coraggio di Emilia

Oggi presentiamo un simpatico lavoro dei nostri “cugini” Edida: “Il coraggio di Emilia” di Stefano D’Ambrosio.

Il coraggio di Emilia

E’ un breve racconto sul tremendo terrmoto in Emilia che vuole aiutare i bambini a superare la paura e lo sconforto con frasi e disegni simpatici.

Crediamo che l’iniziativa (tra l’altro gratuita) meriti visibilità e sostegno quindi ecco i link!

http://www.edida.net/edidatelling/il-coraggio-di-emilia/

http://stefanodambrosio.net/

 

 

Bimbo-ragazzo a quattro ruote. Avventure di uno scolaro in carrozzella

Il libro racconta la storia di un bimbo disabile che si è trovato coinvolto nonostante la sua complicata condizione in un percorso scolastico e, parallelamente in varie attività riabilitative e di crescita come l’arte terapia.

Lo scritto vuole essere un “luogo di incontro” con chi, come insegnanti, genitori e bambini, si trova a che fare con la disabilità. Leggi tutto →

Recensione: El baul de Arriaga

Francisco Delgado Montero, dottore in psicologia e autore di numerose pubblicazioni sulla vita e le opere di grandi compositori, ha scritto questa novella storica sugli ultimi quattro anni di Juan Crisóstomo Arriaga, passati a Parigi, basandosi sul lavoro di ricerca svolto dal biografo Ramón Rodamiláns e da altri ricercatori baschi.

La lettura di questo libro ci proietta nella Parigi degli inizi del XIX° secolo, negli ambienti musicali, artistici e umani in cui il giovane Arriaga trascorse gli anni più intensi.

 

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La morte della Pizia

“Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro.” Leggi tutto →