Archivio per Autore: Umberto Del Negro

Vecchio re (I più votati di Prosa e Poesia)

Vecchio re
voglio respirare il profumo del tuo giardino
Vecchio re
Lascia il tuo trono ai servi dei paesi delle nebbie
Sicuri incatenati nelle menti
I pensieri fermi da sempre
Sembrano immagini senza senso
mentre un fiore si chiama così
Nato dal nulla
Senza il suono delle trombe
i muri sono caduti già
Impazziti gli angeli
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QLS – ISLEMIND (I più votati di Prosa e Poesia)

Isolamente

Nell’ultimo cassetto
Tengo le cose a parer mio
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Il Re di Maggio (17)

Non ho mai capito, se la notte sia antica quanto il giorno. Forse prima vi era la notte, poi la luce dopo violenta battaglia s’impossessò del creato. La vittoria non fu completa, solamente una parte dell’infinito può godere di quell’immenso bagliore. Come sembra strano, questo camminare in silenzio, senza parlare, senza sentire, senza guardare, sicuri avanziamo ignari sui nostri passi. Le ombre che ci accompagnano, sembrano fuggite dalla tela. Questa luna splendente, può averle liberate, guardandoci come per dire, non vi svegliate continuate pure a sognare. Tabhoté è splendida sotto questo chiarore e non posso fare a meno di guardarla. Sembra che qualcosa ci leghi, forse è solo questo un sogno o una mia impressione. Lei mi guarda come se mi avesse sentito, con la mano tesa al cielo, quasi con fastidio, segue il volo di un elicottero che rompe il silenzio della notte. Un rumore inquietante. Il momento giusto per attaccare bottone con una scusa qualsiasi.

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Il Re di Maggio (16)

Uscendo riprendiamo il nostro abito. Salutiamo Ninà, passando avanti al guardiano che con un gesto ci saluta, come per dire, ci vediamo più tardi. Usciamo da dove siamo entrati. Mi sembra, che l’abito sia quello giusto per questa splendida serata. Fuori dall’Officina, il silenzio della notte ci sorprende, solo i nostri passi echeggiando ritmano l’incanto. La Luna è un enorme specchio senza colpe, rubando più di qualche sguardo malinconico.

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Il Re di Maggio (15)

Al suo ritorno, Tabhoté sembra contenta, ha un sorriso che pare tutto un programma, da’ un’occhiata a Jules, come per dire, andiamo, mentre si dirigono verso il mio tavolo. “Ciao Jules”. “Ciao, senti noi andiamo da Giuliano e Cornelio vieni anche tu?”
“Non saprei, non è molto tardi, ma domani dovrei andare a lavorare e non voglio far notte”. “Anch’io dovrò andare a lavorare, ma è arrivato Servidio te l’ho già detto prima, penso che almeno un salutino possiamo darglielo”. “Si ha ragione Tabhoté, non è mica tardi, anche Servidio sarà un po’ stanco non credo si farà poi cosi notte fonda”. “Ok, però andiamo subito”. “Noi stiamo già andando”, rispondono unisoni pagando il conto alla Marzia.

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Il Re di Maggio (14)

Da domani, si cambierà stile di vita, quante volte, armato di ferrea volontà, ho messo in atto questo pensiero ricorrente e ogni volta non ricordare di esserci già passato, senza grossi successi. Eppure, questa voglia di cambiare, non sentirsi troppo nel giusto, sembra un’oppressione. Senza riuscire a prendere quella cosa che sta proprio lì. Come una farfalla che si posa sulla spalla, non la puoi sentire, ma se giri un attimo la testa, la puoi vedere. Mentre questi pensieri vagano per fatti loro, arriva Tabhoté, sarà forse lei la mia farfalla che devo prendere perché vive per me.

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Il Re di Maggio (13)

Jules, ora parla con Tabhoté, sembra si sia calmato un po’. I suoi gesti, fendono l’aria, lasciando trasparire qualcosa d’amicante. Lui, ci sa fare con le donne, ha sempre qualche strana storia da raccontare, con il suo vocione da uomo vissuto. Solitamente lo ascoltano volentieri, un uomo dai discorsi profondi, quanto tutti suoi pensieri nei loro confronti. In fondo, quelle belle signore vanno in cerca di qualcosa per diversificare, quando c’è una gran serata, non si tira di certo indietro. Il sottoscritto più di ciao, come va, tutto bene, non sa inventarsi.

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Il Re di Maggio (12)

Questa, mi è venuta in mente, ascoltando la conclusione di Jules, mi sembra possa calzare. Ma quel poeta maledetto, da dove le tira fuori. Forse, la sa più lunga di quello che lascia ad intendere. In fondo, come fai a credere. Il fatto di conoscere molta gente, che parla di esoterismo e di tante altre cose strane, mi lascia un po’ perplesso. Sicuramente esiste ancora gente che ha acquisito la fede, li riconosci dagli occhi, una pace, una tranquillità disarmante. Sono come degli agnelli, così dobbiamo essere. Seguire il buon pastore, non vuol dire seguirne uno qualsiasi. Non possono esserci dei pastori per necessità, ma per ben altre ragioni. Mentre loro tacciono. Il silenzio, non è nel vento, non è negli occhi di chi è contento. Riusciremo a far tacere quella coscienza, costruita su castighi ancestrali, plasmabile, alle volte scomoda? Chissà, chi fu a scegliere per noi. Come, se fin dall’inizio, ci fosse stato solo un…

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Il Re di Maggio (11)

Come vorrei, dimenticare, uscire, recuperare il mio abito e andarmene lontano. Cosa mi lega a tutto questo, il destino, forse l’ambiguità, o probabilmente l’inedia. Meglio finire la rossa, senza troppa fretta e poi via a casa, domani si vedrà. Però, sono uscito con la speranza o la sensazione che qualcosa mi aspettasse. Questa notte non è forse in grado di regalarmi almeno una speranza? Quello sì, sarebbe un bel regalo per finire la serata in modo splendido, è appena entrata Tabhoté, una bella donna, dalle lontane origini Africane. Non è nera né mulatta, ma si può dire che la sua pelle non sia bianca come la neve. Con nostalgia ricorda quel magico continente. Sembra soffrire, come molti che ci sono andati, di mal d’Africa. Con lei parlo volentieri è molto simpatica, conosce un sacco di vecchie storie e antiche tradizioni dai costumi ormai dimenticati.

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Il Re di Maggio (10)

Qualcuno disse, “Beati gli ultimi, perché loro sarà il regno dei cieli”. Ma chi sono costoro? Forse non appartengono alla nostra specie, che si da tanto da fare per arrivare prima di tutti, a spintoni, in mezzo al mondo, che si svolge contorto, non si ferma per nessuno, mentre va. Mi sa tanto, che finisco la rossa e vado a nanna. Una domanda sciocca, perché quando sei sveglio ti capita di dire vado a dormire, mentre quando sogni non dici mai, ciao vado a svegliarmi? Probabilmente, a qualcuno è successo e si svegliato. Si può dire che gli ultimi hanno il vantaggio di poter seguire i segni che i primi hanno lasciato, facendone tesoro, trovare la giusta via sarà loro più facile. Alla fine tutti saranno salvati.
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