Aurora 7/8

Le ultime notizie e il colloquio con Tata avevano rasserenato Aurora, e dopo una doccia tonificante si preparò a raggiungere alcuni allevamenti per procedere alle inseminazioni artificiali su mucche e pecore. Non amava quel tipo di lavoro, le sembrava di fare una violenza alla natura, ma purtroppo il mercato voleva questo e gli allevatori non avevano dubbi sui risultati.
Aveva già raggiunto quattro allevamenti, quando nonostante gli appuntamenti della giornata fossero molti di più sentì la necessità di tornare a casa, aveva un rododendro improvviso che non la lasciava in pace un attimo.

Parcheggiò il furgone, scese e guardandosi intorno vide che i suoi uccelli era in gabbia, i gatti non erano sotto il pergolato a poltrire,Jet non le ballonzolava intorno come ad ogni suo rientro.
Sentì come una morsa afferrarle lo stomaco, un senso di vertigine la ghermì, ma si fece forza e silenziosamente iniziò a camminare verso i recinti.Fece capolino davanti alla stalla, ma sia capre che pecore erano tranquille brucando erba con i somarelli. Ma dove era Jet? E i gatti? Camminando sul perimetro delle stalle aggirò la costruzione e trovò Jet alla catena, con una espressione contrita e triste. Appena la vide agitò la coda e si mise ad uggiolare, come un cucciolo. La prima reazione fu quella di correre a liberarlo, lui non era mai stato alla catena, conosceva a fatica il guinzaglio, ma gli fece segno di stare tranquillo, voleva capire senza coinvolgerlo o metterlo in pericolo. Continuò la sua ispezione , ma dei gatti nessuna traccia, ma nemmeno di Mike. Era certa che fosse stato lui a mettere Jet alla catena, ma voleva sapere perché e come.

E questa era una sola delle domande che voleva porgli, era talmente arrabbiata da non riuscire quasi a contenersi. Perché le cocorite, le tortore e le colombe erano nelle gabbie, non era il tramonto, anzi non era nemmeno mezzogiorno! E dove erano finiti i suoi gatti? Li aveva cercati, chiamati, ma erano finiti nel nulla!
Ormai con la rabbia fuori controllo liberò Jet, aprì le gabbie e corse a cambiare la combinazione di apertura del cancello automatico.
Poi passando davanti all’ambulatorio vide un biglietto sulla porta:”Mi sono ferito con la sega, lego Jet perché non voglio che corra dietro al furgone, ho chiuso le gabbie per sicurezza visto che gli uccelli erano già rientrati.Il tuo cellulare non è raggiungibile, vado al P.S.”
Aurora corse al suo furgone, il cellulare era acceso, strano non fosse raggiungibile. Ma i gatti? Il contenuto del biglietto poteva avere un senso, ma mancavano dei pezzi al mosaico. Oddio era troppo sospettosa, o era addirittura paranoica?
Cominciò a chiedersi dove Charlie lo avesse reclutato, insomma chi fosse questo uomo, in fondo non conosceva nemmeno il suo cognome ne da dove venisse. Certo anche con Charlie era stato così quando gli comparì davanti, ma nonostante il fascino di Mike non riusciva a fidarsi. A quale Pronto Soccorso era andato? Lì intorno ce ne erano almeno 6 e cercarlo non era certo una impresa facile.Decise di agire aggirando l’ostacolo. Telefonò a Tata Amy , le spiegò l’accaduto chiedendo di raggiungerla nel tardo pomeriggio, poi a Charlie per qualche informazione sul suo sostituto, rimanendo sul vago, anzi asserendo che in fondo non ne avevano mai parlato. Ma l’amico, da buona vecchia volpe mangiò la foglia, capì che qualcosa non andava per il suo verso, conosceva troppo bene Aurora.

Era successo qualcosa,l’aveva capito subito e dopo una telefonata di conferma a Tata Amy allertò la Polizia del piccolo Distretto e lo sceriffo con il suo vice furono immediatamente sul posto e iniziarono con  Aurora a controllare ogni palmo di terra della tenuta, compresa la zona con il ruscello dove lei si recava tanti anni prima con il nonno Adamo. Certamente può far sorridere pensare che due poliziotti cercassero dei gatti, ma il problema non era solo quello, era capire come e perché erano spariti. Intanto le ricerche nei vari punti di Pronto Soccorso erano in corso, ma di qualcuno di nome Michele con ferite causate da sega non c’era traccia. Era tutto molto strano, senza senso, senza un filo conduttore per il momento. Entrarono anche nell’ala della casa dove aveva dormito Mike per vedere se c’erano ancora i suoi abiti, insomma per capire se era fuggito o cosa. Invece c’era tutto, poche cose, ma ben riposte nei cassetti. Sotto una pila di camicie c’era una busta contenente alcune banconote di vari tagli, ma in tutto erano 400$, una cifra modesta, e poi era ancora lì, quindi uno che scappa almeno si porta via i suoi soldi. Aurora continuava a non capirci nulla di nulla!

Charlie preoccupato richiamava Aurora ogni venti minuti, devastato dai sensi di colpa. Lei aveva comunque chiamato i vari allevatori per disdire gli appuntamenti, rimandandoli al giorno successivo, non se la sentiva di lasciare la casa, né di rimanere sola, infatti intorno alle 17,00 Tata Amy la raggiunse con Liseli. Si sarebbero fermate lì per la notte, fino a quando la situazione non si fosse chiarita, e che il fattore rubasse pure latte e uova , pazienza, gliele avrebbe poi detratte dalla paga.
Aurora era sfinita, la notte insonne e la tensione per l’accaduto l’avevano messa a dura prova. Era preoccupata per i suoi mici, amava tutti i suoi animali, non sapeva più cosa pensare.
Aveva controllato anche in casa e niente era stato rubato,non esisteva una spiegazione logica in tutta quella faccenda! E Mike dove era finito? Si era veramente ferito? Il furgone di Charlie, e la sega con la quale forse si era ferito Mike dov’erano?Corse di nuovo alla stalla, e in un angolo, fra delle assi tagliate la trovò .Sulla catena della sega c’era del sangue e anche a terra una macchia si allargava fino alla muraglia di fieno. Il cuore le balzò in petto, chiamò lo sceriffo e a quel punto decisero di fare le ricerche con la targa del furgone, e di allargarla a tutti i medici chirurghi della zona.
C’era sicuramente qualcosa di anomalo in tutto quello che stava succedendo, ma lei voleva una spiegazione perbacco.

Mentre si stava arrovellando il cervello, il cellulare di Tata Amy iniziò a suonare. Era i fattore che spiegava che non riusciva a portare il cibo nella stalla di Tuareg e Yhinni perché invasa da un numero indecifrabile di gatti che appena lo avevano visto si erano messi in posizione offensiva. Il poveretto era terrorizzato e non osava entrare nella stalla. Urlava al telefono, dicendo che preferiva morire piuttosto che affrontare un gatto arrabbiato, figurarsi un esercito di felini.
Aurora salì sul furgone , chiamò Jet, e con la carabina e un numero imprecisato di anestetico corse alla fattoria di Kimi.
Non amava sedare gli animali a tradimento, ma era l’unico modo per riportarli a casa. Se erano fuggiti là qualcosa doveva averli spaventati a morte, e non esiste niente di più pericoloso di un animale terrorizzato.
Accostò il furgone alla stalla, fece chiudere i portoni al fattore e dalla botola sul tetto sparò ad ogni gatto una dose di sedativo. Poi li caricò sul furgone e li riportò a casa. Al loro risveglio di lì a poco si sarebbero ritrovati dentro la stalla di Aurora con acqua e cibo a disposizione fino al momento in cui le cose si sarebbero chiarite, al sicuro.
Jet si piazzò davanti alla porta del box indicando con il muso lo spiraglio che rimaneva fra la pavimentazione e la porta, Aurora gli diede un grosso bacio sul muso, prese dei ballini di paglia e li usò per bloccare l’apertura: Jet aveva visto giusto, i gatti una volta svegli sarebbero riusciti tranquillamente a fuggire dalla piccola fenditura se lei non la avesse bloccata in quel modo. Quel cane era un genio!

Con lui raggiunse gli altri, e rimase d’accordo con i Poliziotti che la mattina successiva sarebbe andata nel loro ufficio per denunciare la scomparsa del furgone, se nel frattempo non fosse emerso nulla.
Entrò in casa con Tata Amy, Liseli e Jet, ormai era ora di cena,ma la stanchezza e lo stress avevano preso il sopravvento. A parte Jet che divorò una ciotola gigante di croccanti, sbocconcellarono un po’ di frutta e andarono a letto. Charlie aveva già richiamato e lei lo aveva rassicurato sulla salute sua e di tutti i loro animali, l’indomani avrebbero fatto il punto della situazione.
Si addormentò subito, era comunque al sicuro, solo lei conosceva la combinazione per aprire il cancello .Poi sapere di non essere sola in casa la faceva sentire meglio.
Il mattino successivo fu molto faticoso alzarsi per lei e odiò profondamente la sveglia, ma non riuscì a contenere una risata argentina nel vedere Jet che si copriva le orecchie con le zampe a quel trillo indisponente.

Si sentiva più stanca di quando era andata a dormire, nemmeno la doccia la rinfrancò, ma volente o nolente aveva dei doveri precisi anche quel giorno, quindi rassegnata scese le scale e grazie a Tata Amy fece una abbondante colazione, poi si recò dallo sceriffo.
Fece solo denuncia di scomparsa del furgone, non di furto, voleva prima sapere cosa era successo, dove era Mike, si sentiva un punto interrogativo vagante.
Mentre era in una stalla a svolgere il suo lavoro, il suo cellulare squillò :il furgone era nel parcheggio di una clinica privata e forse Mike era lì. Ringraziò il vice-sceriffo, finì il suo lavoro e senza pensarci un momento si diresse all’indirizzo ricevuto.
Erano solamente diciotto chilometri per arrivare a Columbus, ma le sembrarono ottanta. Il furgone era malamente parcheggiato, il sedile era imbrattato di sangue, le chiavi nascoste sotto il parafango anteriore sinistro, insomma al solito posto. Arrivarono anche i Poliziotti, ma lei chiese di poter entrare da sola a chiedere informazioni su Mike.

Alla reception trovò una ragazza con un sorriso stampato sul viso, di una falsa gentilezza da risultare melensa,e alla sua domanda sul guidatore del furgone parcheggiato lì davanti, rispose che non poteva dare nessuna informazione riguardante i “potenziali” pazienti, e rimarcò sulla parola potenziali.A quel punto Aurora , già indispettita da quel sorriso odioso scoppiò: “ Certo, non è un problema, ma visto che il furgone lì fuori è il mio e chi lo guidava me l’ha rubato, citerò anche lei in tribunale per complicità. Lo sceriffo è qui davanti come vede, ma prima di fare quello che lei vuole costringermi a fare, vorrei parlare con quel “potenziale” ladro”.
Come d’incanto seppe numero del piano, della camera e anche del letto.
Accidenti, anche l’ascensore era lento, ma non avrebbe mai fatto quattro piani a piedi, era stanca morta, solo l’adrenalina la faceva reggere in piedi.
Entrò nella camera silenziosamente, Mike o come cavolo si chiamasse dormiva. Aveva la flebo applicata ad un braccio, era pallido, il colore del viso da abbronzato aveva preso una sfumatura quasi verde.La gamba sinistra era ingessata e appesa ad un supporto. In prossimità del piede uscivano dal gesso due cateteri. Si avvicinò di più per essere sicura che respirasse, ma in quel momento lui aprì gli occhi e la vide. Cercò di sorriderle, ma si riaddormentò subito. No, non aveva l’aspetto di un ladro, ma perché non si era fermato al pronto soccorso più vicino invece che guidare fin lì ferito com’era?

Si ricordò dello Sceriffo, scese nel parcheggio, ringraziandolo per la collaborazione spiegò, mentendo, che Mike in preda al panico aveva sbagliato strada e vista l’insegna della Clinica si era fermato lì, sfinito per la perdita di sangue. Poi mentalmente si congratulò con se stessa per la fantasia superlativa usata.
Appena se ne furono andati telefonò alla autofficina per far portare il furgone a casa con il carro attrezzi, Poi tornò in camera da Mike.Avvisò Tata Amy della novità, pregandola di contattare Charlie per informarlo e decisa ad arrivare alla verità si appallottolò come un gatto sulla poltrona di fianco al letto , ma mentre aspettava che il ferito si svegliasse, si addormentò .

La voce di Mike le fece fare un balzo sulla poltrona:” E’ così che si accudiscono i malati?” le disse sorridendo.Subito lei guardò l’orologio:aveva dormito per due ore!!!! Stava per scusarsi, ma riprendendosi dall’intorpidimento lo guardò con aria minacciosa :”Esigo sapere cosa è successo, da ieri mattina a questo preciso momento, e attenzione non sono in vena di ascoltare menzogne”lui abbassò la testa, ma quando stava per parlare lei lo interruppe:” Voglio anche sapere come ti chiami veramente, sono stata chiara?”
Mike le chiese se poteva dargli un bicchiere d’acqua dalla caraffa sul comodino e lei lo accontentò. Dopo aver bevuto a piccoli sorsi iniziò a raccontare:”Prima di tutto voglio dirti che mi spiace per tutto quello che è successo, non è stato tutto volontario.”

La guardò e nel vedere ancora la sua bocca serrata e la mandibola contratta, con un lungo sospiro ricominciò.” Ieri mattina quando mi sono alzato ho capito che eri uscita, quindi per guadagnar tempo ho bevuto una tazza di caffè e ho preso con me un panino per mangiarlo con calma. Dovevo preparare quelle trappole per i randagi che stanno vagando qui in giro, sai quelle che mi aveva detto Charlie e mentre mangiavo il panino ho iniziato a lavorare. Improvvisamente il tuo esercito di gatti mi ha accerchiato. Volevano a tutti i costi la mia colazione. Io amo tutti gli animali, ma ho il sacro terrore dei gatti. Molti dei tuoi sono avvicinabili, ma altri sono delle vere pantere, te lo assicuro. Mentre cercavo in tutti i modi di scacciarli, si è unito alla compagnia Jet, che abbaiando come un forsennato cercava di farli fuggire. Intanto avevo appoggiato la sega in moto a terra,con la catena che girava sulla lama perché mangiando il panino segavo con una mano sola .Urlavo e agitavo le braccia per scacciarli, ma uno di loro, sai quello bianco con un occhio nero… Diablo?…..Beh mi è corso fra le gambe, ho perso l’equilibrio e sono caduto con il ginocchio proprio sopra la sega .Non ho sentito nessun dolore, ero come stordito, forse la paura ha coperto le sensazioni fisiche ed
ho subito pensato a Jet che correva dietro ai gatti. Sembrava impazzito, l’ho chiamato e richiamato quando finalmente mi ha ascoltato l’ho legato alla catena.Era troppo eccitato, avevo paura che correndomi dietro, come fa con tutte le auto e biciclette si potesse far male. Di feriti bastavo io. Poi..” e qui si fermò ma Aurora implacabile lo incalzò:” Perché non sei andato al Pronto Soccorso più vicino e sei venuto qui?” Mike deglutì con fatica, lei gli porse altra acqua, ma mentre stava per risponderle entrò una infermiera:” O finalmente Dottore, si è svegliato! Prima dormivate così bene tutti e due che non ho avuto il coraggio di disturbarvi. Come va? Ha bisogno di qualcosa?”

Ad Aurora uscirono gli occhi dalle orbite: dottore? Ma aveva sentito bene? E l’infermiera proseguì:” Meno male che è riuscito prontamente a tamponare e a bloccare il ginocchio, se non lo avesse fatto forse oggi non saremmo qui a farci i complimenti, ma ora da bravo, le provo la pressione e lei prenda queste medicine. Per favore non si metta a comandare come ieri sera e faccia il paziente, o mi arrabbio…..” e rivolgendosi ad Aurora: “ Non c’è peggior malato che un dottore, sono intrattabili, pignoli,e soprattutto impazientiiiiiiii……., capita la battuta?” Aurora non sapeva se ridere o piangere, pazienti o impazienti, Mike o Dottore? E poi Dottore Chi? “ A proposito,-continuò l’infermiera- fra circa un ora la veniamo a prelevare per farle i raggi alla gamba post-intervento. Il Professore vuole ulteriori conferme sull’esito dell’intervento. “ e uscì dalla stanza chiudendosi la porta alla spalle.

 

Emanuela Zanna

Aurora 7/8 ultima modifica: 2012-07-13T09:00:46+00:00 da Emanuela Zanna

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