Aurora 6/8

Inaspettatamente Charlie si alzò da tavola, con cura appoggiò sia la tazza che il panino, si avvicinò a Kimi e la prese tra le braccia:”No, voi partirete, sappiamo tutti che non ci sono certezze nell’intervento, il solo fatto certo è che se non tenti Len morirà, quindi glielo devi e lo devi a te stessa. Avere paura è normale, soffrire per paura no. Ci andrai e se me lo permetti verrò con te, non posso né voglio lasciarti sola.”Kimi gli rese l’abbraccio con tutta la forza che aveva, e strofinandosi il viso sul collo della camicia di Charlie si asciugò le lacrime, cercò di sorridere e fece un cenno di assenso con la testa: sarebbero partiti insieme per l’oltre oceano e quasi certamente per la vita.

Riuscirono a convincere Kimi anche a mangiare qualcosa, e insieme
iniziarono ad organizzare i preparativi della partenza che diventarono frenetici nei giorni seguenti. Aurora ebbe i compiti più semplici al riguardo, cioè i biglietti dell’aereo , le carte di credito,insomma tutte le fasi burocratiche, ma d’altra parte il suo lavoro non le lasciava molto tempo libero. Charlie cercò e trovò qualcuno che prendesse il suo posto a casa di Aurora per tutto il tempo necessario, Tata Amy decise che sarebbe rimasta a casa a curare Liseli, e poi almeno poteva controllare la fattoria e soprattutto il fattore che si occupava degli animali, era convinta che fidarsi e bene, ma non fidarsi è meglio, Kimi aveva nuovamente contattato il dottor Depth comunicandogli che le serviva un alloggio presso l’ospedale con una stanza in più e scoprì con sollievo che non sarebbe stato un problema. Aveva fatto e rifatto le valigie più volte, togliendo abiti e aggiungendone altri,nella confusione più totale, finché l’intervento della incredibile Tata Amy l’aveva costretta a desistere e a lasciare alla dolce Tata il compito diventato per lei impossibile.

Il giorno della partenza arrivò in un battibaleno, a tutti loro sembrava di aver dimenticato qualcosa, anche solo nei saluti, ma davanti al taxi che li avrebbe condotti all’aeroporto Aurora li guardò con un aria amorevolmente severa:” Ora basta, odio gli adii e anche gli arrivederci, ma se non andate via subito mi metto a piangere e potrei odiarvi a morte solo per questo, quindi salite su questo taxi, telefonate appena mettete i piedi sulla pista di atterraggio e – alzando il tono di voce – vi ordino di telefonare almeno ogni due giorni prima dell’intervento e ogni giorno dal momento in cui Len sarà operato”
Ma appena l’auto fu abbastanza lontana crollò fra le braccia di Tata Anna singhiozzando come una bambina.Dopo un caffè bollente si riprese, abbracciando la donna e Liseli le salutò e si diresse in ambulatorio dove dei clienti aspettavano.

Tornare a casa e non trovare l’amico Charlie che si affaccendava intorno le provocò un senso di vuoto, che fu subito cancellato da quello che vide mentre scendeva dall’auto: c’era un uomo , girato di spalle, a torso nudo e jeans, con una lunghissima coda di cavallo, che stava scaricando dal furgone di Charlie dei ballini di fieno. Il suo fisico asciutto però era in contrasto con i capelli bianchi candidi, insomma dal dietro era impossibile definire quanti anni avesse. In quel momento si ricordò che lei e Charlie non ne avevano nemmeno parlato, tanta era la fiducia che lei riponeva in lui e anche per il fatto che in quei giorni la priorità erano stati i preparativi per la partenza.
Mentre lei se ne stava lì a pensare, l’uomo si girò, alzò il braccio in segno di saluto, si infilò la camicia appesa al finestrino del furgone e andò verso di lei.”Buongiorno Dottoressa”,porgendole la mano per stringere la sua “mi presento, il mio nome è Mike” –“ sarei dovuto venire domani, ma quando Charlie mi ha dato le consegne, e vista la quantità di lavori da fare, ho preferito anticipare il mio arrivo, sempre che lei non abbia niente in contrario”.Mentre gli rispondeva lo osservava: occhi azzurri, ma non gelidi, la pelle abbronzata dal lavoro all’esterno, e un sorriso aperto che metteva in mostra una dentatura candida “ Grazie, il piacere è mio, e non si preoccupi, faccia quello che crede, se Charlie ha scelto lei io mi sento più che tranquilla. Piuttosto, dato che lui ed io non ne abbiamo parlato, pensa di dormire nell’alloggio del nostro amico o ha pensato diversamente?”

E qui si accorse che stava ancora stringendogli la mano, forte e asciutta e la tolse in fretta e furia, arrossendo un poco. Mike le rispose che aveva avuto l’ordine perentorio di rimanere lì a dormire, sia per vigilare su tutto, sia per essere pronto al mattino presto per tutti i lavori da fare. E mentre parlava, fece un lieve sorriso alla vista del suo rossore, ma non fece commenti. Si congedò da lei e tornò al suo lavoro, ma non si tolse più la camicia, e Aurora apprezzò il rispetto dimostratole.
Entrò in ambulatorio, salutò i clienti e in un attimo fu pronta con il camice addosso. La giornata trascorse al lento ritmo di vaccinazioni e medicazioni , senza niente di complicato , economicamente fruttuosa visto il numero dei pazienti, ma forse leggermente noiosa se messa a confronto alle sue solite giornate.
Congedato l’ultimo paziente con relativo padrone, mise gli strumenti nello sterilizzatore , pulì l’ambulatorio e andò in casa. La prima cosa da fare era mettere tutti i camici in lavatrice, fare una doccia calda e preparare la cena: si accorse di essere affamata!

Sotto il getto dell’acqua pensava a come sarebbe stato cenare da sola, dopo tanti anni si era abituata alla presenza di Charlie, e anche ai suoi pranzetti, specie dopo una giornata di lavoro trovare la cena pronta era una vera libidine!!!!
Ecco, era una vera opportunista, e si accusò da sola sentendosi in colpa, poi riflettendo si perdonò anche, l’amico le mancava e non solo perché l’aveva un po’ viziata, anzi pensandoci bene rimpiangeva anche il suo mugugnare ! E pensare che era appena partito, cosa avrebbe pensato di lì a tre o quattro mesi ????
Era felice che lui fosse innamorato di Kimi e che questo sentimento fosse contraccambiato da lei. Erano entrambe due stupende persone, la sofferenza li aveva forgiati, facendone due esseri incredibilmente veri ed onesti, fatti veramente l’uno per l’altra. Il destino?, Dio? li aveva fatti incontrare, ma c’era veramente un libro nel quale Qualcuno scrive la vita di ogni essere umano, dalla nascita alla morte, ma sarà proprio vero ? Beh, forse il giorno in cui quel Qualcuno aveva scritto la sua vita era veramente distratto o triste! “ Ecco, mi piango addosso di nuovo, uffa, basta”

Chiuse il getto dell’acqua e uscendo dalla doccia sentì contemporaneamente il suono di una chitarra che accompagnava una voce in una stupenda canzone country,e un profumo di carne arrosto che le fece venire l’acquolina in bocca.Si strofinò velocemente i capelli con un asciugamano, mise il turbante, poi una punta di civetteria fece capolino: “Cavolo, non c’è il solito Charlie di sotto !”, tolse il turbante e indossò una tuta da ginnastica che comunque non nascondeva la sua femminilità. Si pettinò senza asciugare i capelli, né si truccò, anche se aveva pensato di farlo, non voleva destare nessun sospetto di interessamento al nuovo ospite. E poi era come al solito una persona pratica: il suo appetito era diventato vera fame!

Seguendo le note della chitarra e il profumo proveniente dalla cucina vi entrò e trovò la tavola già pronta e Mike che sorridendo le annunciò:” La cena è pronta: arrosto di vitello con patate, pane caldo, verdura fresca mista, macedonia e gelato. Questo è uno dei compiti prioritari che Charlie mi ha assegnato, cioè farle trovare la cena sempre pronta” Aurora era senza parole, ma quando il suo stomaco cominciò a brontolare, ringraziò Mike, prese dal frigorifero il vino, lui stappò la bottiglia e insieme iniziarono a cenare, con somma soddisfazione di entrambi. “ Grazie Mike, veramente grazie, è una cena paradisiaca” diceva fra un boccone e l’altro “ desidererei anche che lei mi desse del tu, non so per quanto tempo Charlie resterà lontano, ma non credo sarà per poco, e poi ho sempre odiato queste forme di galateo. Sia io che lei siamo esseri umani che lavorano per vivere e non fa fatto che sia io o no a pagarle lo stipendio. E’ un rapporto paritario, lei lavora per me ed io in cambio le do un salario. Niente di più, e poi oltre che odiare il Lei, mi mette a disagio sentire quando viene rivolto a me.”

Lui sorrise nuovamente, e Aurora notò che gli sorridevano anche gli occhi, formando lateralmente delle piccole ma profonde rughe, ma quanti anni aveva quell’uomo? “ Grazie Aurora, anche io la penso come te, e non ti preoccupare, il darci del tu non mi distoglierà dal mio lavoro, anche perché se non farò quello che Charlie mi ha detto potrò certamente fare un veloce testamento” e con una mano fece l’atto di tagliarsi la gola e lei iniziò a ridere come non faceva più da tempo. Poi le disse: “ So a cosa stai pensando, quindi ti rispondo subito: ho 56 anni, ma i capelli bianchi da quando ne avevo 28. Nel giro di sei mesi i miei capelli sono diventati candidi, ma visto che nella vita non capita mai nulla che un essere umano non possa sopportare e superare da qualche anno porto i capelli lunghi, come negli anni “70” voglio nuovamente sentirmi vivo come mi sentivo da ragazzino”.

“E funziona?” chiese lei, con fare ironico,e la risposta la sconcertò: “ Ne possiamo fare una sfida? Mi dirai tu, nel tempo se funziona”.Poi si alzò da tavola, iniziò a liberare il tavolo e lei si unì a questa incombenza. Non parlarono più e quando la lavastoviglie fu avviata si congedarono con un semplice “Buonanotte” reciproco.
Per Aurora quella notte fu veramente un incubo:non riusciva a dormire, troppi pensieri le turbinavano nella testa. Era molto preoccupata per Len, ma anche molto turbata dalla presenza di Mike. Era un uomo incredibilmente affascinante, e se avesse voluto seguire ciò che il cuore, e sicuramente i suoi ormoni, le dicevano sarebbe stato molto facile perdersi fra quelle forti braccia. Ma c’era qualcosa che la fermava e trascorse la notte dibattendosi in questo dubbio: era bloccata a lasciarsi andare a causa del sue vecchie paure o il campanello d’allarme era dovuto ad un sesto senso?

Sicuramente Charlie aveva scelto Mike per le sue capacità e onestà, ma non era detto che il comportamento di Mike potesse essere super corretto per Charlie e nei suoi confronti, ma non per lei. Si alzò e chiuse la porta della sua camera a chiave, ma anche questo non la fece sentire più tranquilla.
Alle 4 del mattino del 16 ottobre decise che rimanere a letto era ormai inutile.
Si alzò, riassettò la camera, scese a preparare la colazione, ma solo per sé, lo fece senza pensarci, se ne accorse dopo la seconda o terza fetta biscottata. Ma non se ne curò, nonostante non albeggiasse ancora andò da Jet, lo fece entrare in salotto e divise con lui la colazione, sorridendo nel vedere la sua estasi e accantonando i rimorsi di veterinaria che fa mangiare pane e marmellata ad un cane e oltretutto il suo.

Aveva bisogno di respirare aria pura e camminare, quindi con un fischio chiamò Jet mentre usciva di casa, aprì come ogni giorno le gabbie ai suoi uccelli e con il cane si diresse con passo allegro verso casa di Kimi, sperando di trovare Tata Amy sveglia.
Il sole stava sorgendo a est, sul fianco della casa dell’amica, era la seconda metà di ottobre ma l’autunno stentava ad arrivare. Sembrava più verosimilmente una giornata di primavera inoltrata.
Vide Tata Amy che di buona lena sbatteva con il vecchio battipanni alcuni tappeti appesi al filo per stendere i panni ad asciugare.
Appena la vide la donna corse in casa a prendere il telecomando per aprire i cancelli automatici, e la accolse a braccia aperte.

Le spiegò che lo faceva al mattino prestissimo per non causare a Liseli problemi con la polvere, la piccola era leggermente allergica agli acari, e non voleva causarle danni. E poi confessò di non aver chiuso occhio per tutta la notte, aspettava con trepidazione notizie del viaggio, amava quei due ragazzi come se fossero stati i suoi, e amava Kimi come una figlia. Le offrì la colazione, ma Aurora la rassicurò , ma poi sentì il bisogno di spiegarle quello che stava vivendo . Tata Amy la ascoltò senza interromperla, poi quando Aurora tacque la abbracciò e le disse le parole che solo una madre poteva dire: “Le ragioni del cuore a volte portano lontano, ma a volte uccidono vicino. Il cuore può mentire, la mente no. Usali insieme, né l’uno né l’altro devono dominare. Hai sofferto nella tua vita, io di te so molto poco, né voglio saperlo, ma hai come un marchio sul tuo viso, non meriti più di soffrire, sii cauta, non arenarti con delle speranze che possono tradirti. Sicuramente desideri sentirti amata, come ogni essere umano vivente, come Charlie e Kimi, ma ti prego di stare attenta. Amare è sempre un rischio, certo chi non risica non rosica(tirando fuori uno dei suoi soliti proverbi) ma una cosa è accettare il 30% di rischi, l’altra è il 70% e scusami se prima di diventare una Tata ero una contabile amministrativa.”

Intanto Jet approfittando della loro distrazione era entrato zitto zitto in casa e saltando sul letto di Liseli l’aveva svegliata proprio quando il telefono stava squillando. La piccola rispose immediatamente e dall’altra parte del filo c’era la sua mamma che le assicurava che il viaggio era andato benissimo e che il fratello stava bene come tutti.
Correndo in cortile in pigiama con Jet alle costole, diede la notizia alle due donne e annunciò di essere affamata. Inutile dire che il furbo cane non la abbandonò fino a colazione ultimata, tanto da non riuscire a correre verso casa, ma affiancando la sua padrona con una lentezza mai vista.

 

Emanuela Zanna

Aurora 6/8 ultima modifica: 2012-07-06T09:00:58+00:00 da Emanuela Zanna

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