Tag Archives: Racconti

Un incontro 2/2

Lei sospirò.

-Mi sembra legittimo-.

Poi la sua bocca rossa si storse in una smorfia contrariata, mentre levava gli occhi sulla figura accanto a sé.

-Si chiamava Theodore Grayson, era un libertino di trentasette anni. Aveva ancora parecchio lavoro da sbrigare per me, fra cui uno decisamente importante… e tu me l’hai portato via prima del tempo!-.

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Un incontro 1/2

Era l’anno di grazia 1887. Le strade di Londra, soffocate da una nebbia densa come burro che le deboli luci dei lampioni non erano assolutamente in grado di rischiarare, rilucevano di un bagliore sinistro, simili a fiumi di fango nero sotto il pallido chiarore argenteo della luna.

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De Vitt – Match – 2/2

ATTENZIONE: PER IL LINGUAGGIO E IL CONTENUTO DI QUESTO POST SE NE CONSIGLIA LA LETTURA A UN PUBBLICO ADULTO.

Giunti a valutare l’importanza del loro rapporto e divenuti scettici circa la loro coerenza, avevano evitato di affrontare un’analisi concreta e diventava invece sempre più facile anteporre il sesso a tutto il resto!

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De Vitt – Match 1/2

ATTENZIONE: PER IL LINGUAGGIO E IL CONTENUTO DI QUESTO POST SE NE CONSIGLIA LA LETTURA A UN PUBBLICO ADULTO.

Era una serata tersa, profumata dall’odore intenso di salsedine e mitigata da un venticello caldo che stimolava il suo stato d’animo gioioso mentre passavano da un panorama all’altro, ora incantevole ora romantico.
Le sfumature giallo, arancio, rosso e viola degli ultimi bagliori del sole riflessi sul mare giocavano con le onde, colorando uno spettacolo suggestivo arricchito dalle osservazioni di lui che si atteggiava a cicerone cercando angoli nascosti e particolari di Polignano a Mare, la Perla dell’Adriatico.

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Un giorno all’ospedale

Il Barabosso piangeva, piangeva. Questa volta il motivo era veramente serio. Era andato con i suoi amici, il Trippiscio e la Pipitotta a fare una bella passeggiata nella foresta. Era una splendida giornata di maggio, l’aria era tiepida e profumata ed i tre amici camminavano allegri. La Pipitotta si fermava ogni tanto a cogliere un fiore ed aveva già formato un variopinto mazzolino. Il Barabosso, meno poeticamente, seguiva un effluvio di miele selvatico che gli solleticava le narici.

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L’amore ucciso

Mi immersi nel mare dei suoi occhi.
Mi inabissai e temetti ma l’abbraccio tiepido dell’acqua cristallina che mi lambiva le spalle mi sospinse sempre più giù, serenamente.
Toccai il fondo, un fondo puro, vellutato, violetto e quello che si infiltrava tra le mie labbra non era sale, era ambrosia delle più soavi. Era strano che non mi facessero male gli occhi; il violetto, anzi, accarezzava lieve le mie pupille.

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