Particolare 3/3

Ma ora non sapeva proprio cosa indossare.
Non voleva essere troppo casalinga, quindi scartò un caftano verde pavone, perché i pendagli alle maniche sabotavano le vivande. Né troppo stradale. Sarebbe scesa volentieri con una camicia da notte delle sue, in tulle di seta, e si sarebbe seduta a tavola poggiando le braccia nude sul tavolo, ma non poteva.

Questi erano i suoi segreti. Massimo non l’aveva mai vista in camicia da notte, Olga le aveva detto che ogni donna, vestita, è un incantesimo. Indossò una camicia di pizzo e sul petto si poggiò un cuore di vetro soffiato. Germano alzò il ditino: “Guarda, il cuore della mamma” anche se capiva che era una collana.

Il marito di Gloria, a un certo punto, disse una cosa pazzesca, disse che Massimo doveva conoscere Celeste, una donna affascinante.
Massimo disse che le femmine affascinanti non lo interessavano, perché il fascino è solo un mestiere, e fosse stato per lui si sarebbe ammogliato con una statua del Canova, se fosse riuscito a farla camminare fino all’altare. I due si fecero delle gran risate  immaginando la prima notte con la sposina di marmo.

La domenica successiva c’era un pranzo a casa di Gloria. Marito e moglie azionisti di maggioranza, ossessionati da un tubetto di vitamine per il gatto, e bisogna dire che quel gatto era assolutamente straordinario, con i denti lunghi come un tricheco, un pelo nero che ci si poteva specchiare, e le sopracciglia come la bella Otero. Arrivò poi l’ingegnere capo, con un fucile da caccia in spalla e con la figlia, cui Gloria, lì per lì, non strinse neppure la mano. La signora rispondeva al nome di Celeste, sembrava si fosse vestita per dispetto, e qualche filo bianco le si vedeva benissimo sulle tempie. Gloria sorrise della dabbenaggine di suo marito.

Massimo l’aveva baciata con passione mentre Rico era al piano di sopra, dicendole che era la donna più elegante del mondo. Gloria ne era stata felice, aveva considerato quelle scarpe esclusive come una prova del nove, aveva avuto tanta paura di sbagliare, con quel colore rosso fuoco, e invece aveva fatto centro. Si muoveva con passo danzante dentro e fuori dal giardino, sentendosi viziata di tutto.

L’ingegnere si rivelò molto cortese, le dichiarò dopo una lunga occhiata che suo marito era un uomo fortunato.
“Lei invece non si sposa!” disse all’improvviso guardando la figlia che giocava con Germano “possibile che non voglia mai pace intorno a se stessa. Eppure guardi come le piacciono i bambini”
“Mia cara signora” aggiunse a bassa voce rivolgendosi al décolleté di Gloria “se almeno somigliasse un po’ a lei”
Celeste conversava con Massimo ora, con il collo sfuggente. Allungò il collo anche lei, per cercare Germano. Colse l’espressione incantata di suo figlio che teneva in mano un enorme fiore di magnolia caduto e si sentì rabbiosa.
Poi Massimo rise forte. Con quella donna, che si era addirittura tolta mezze scarpe.

Prese Germano in braccio e lo portò dentro, la magnolia che il bambino teneva si spiaccicò sulla vetrata. Gloria fece cenno a Massimo che li raggiunse.
Gloria si tiene stretto Germano sulle ginocchia, Massimo è un tantino annebbiato dall’alcool, seduto dinnanzi a loro.
Gloria gli punta contro l’indice e con l’altra mano tiene in direzione il viso del bambino.
“Vedi lo zio?”
“Zio” conferma Germano.
“Lo zio è il papà, è il tuo papà, ma tu chiamalo zio, ma è lui il tuo papà”
Massimo cercò di sorridere, ma si intravedeva solo della ceramica.
“E questo figlio è tuo” gli rivelò Gloria.

Germano scivola dalle sue ginocchia verso il giardino.
Rico sta quasi entrando.
“Non dirlo a tuo padre o t’ammazzo”.

 

 

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