Category Archives: Racconti

VIII. Benu’s feathers

sola,
una colomba dall’immacolato manto solca gli orizzonti, unica superstite in un oceano di desolazione. Vola leggiadra sospinta da una brezza lieve, balia addolorata a cui natura strappò il frutto d’amoroso seme, vecchia cantastorie senza più memoria.

Candida colomba incorrotta, guardiana dei deserti, vira elegante e voluttuosa, santa nel campo redento, ed esule, al contempo, dal materno nido; vaga senza meta la creatura, scruta gli infiniti spazi volteggiando per l’immenso e contemplando la grandiosità del nulla.

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VII. Blood red sea

Sradicato,
naufrago nel sangue del possente Ymir, all’impeto di questi amari flutti mi abbandono. Musica, e fiamme: tutto è perduto, tutto è sommerso.

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Border Paradiso

Uno scialle per riparare il tuo corpo dal freddo, occhiali per proteggerti gli occhi argentei, una sciarpa avvolta a turbante sui tuoi lisci capelli setosi.
E scompari.
Sommersa da orpelli e veli e pelli e marchi e misteri.
Sorrido fiera.
Con attenzione ho annientato il tuo splendore e ti accompagno parallela a binari ripieni di sabbia, sotto nuvole di fritture globali che disarmano i feromoni del tuo corpo perfetto.

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VI. Bark

Ombra,
che dai Campi Elisi immerge il corpo nell’etereo Lete, forte della tempra dell’eterno staglio la mia mole sulla terra.

Vizzo tronco robusto, protendo esili fronde ad implorare redenzione, come ossute braccia di dannati volte al dio degli sconfitti. Read More →

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Cespuglio

Buio.
Odore acre di disinfettante, buchi sulla pelle.
Dov’è finito quel coperchio della macchina da scrivere?
Lampi di passato felice, colori tenui rotolano nella stanza.
Non c’è più il divano marrone su cui ci addormentavamo abbracciati e soli.
Noi due e nessun altro.

Ti saltavo in spalla e ti baciavo il collo, prendevamo il furgone ed andavamo al parco a correre, a giocare, ci divertivamo come bimbi inseguendo qualunque cosa.
Fino a quel giorno, fino a quei nitriti isterici che mi terrorizzarono e allora non volli più saperne di quei prati,
ma tu non mi negasti mai un fazzoletto d’erba verde smagliante.
E io ti amavo.

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IV. Growing up

Concime.

Oh infelici Moire, perché non fu reciso il mio destino? Ritorno alla vita, plasmato dalla terra.

Vivido germoglio verde, esile e curvo,  ancora inetto all’esistenza. E dentro me un profondo senso di sgomento: di tutto quel buio, di quel frastuono assordante non c’è più alcuna traccia, se non l’eco della mia disperata solitudine, silenzio disarmante.

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