Uno scialle per riparare il tuo corpo dal freddo, occhiali per proteggerti gli occhi argentei, una sciarpa avvolta a turbante sui tuoi lisci capelli setosi.
E scompari.
Sommersa da orpelli e veli e pelli e marchi e misteri.
Sorrido fiera.
Con attenzione ho annientato il tuo splendore e ti accompagno parallela a binari ripieni di sabbia, sotto nuvole di fritture globali che disarmano i feromoni del tuo corpo perfetto.
Border Paradiso
Cespuglio
Buio.
Odore acre di disinfettante, buchi sulla pelle.
Dov’è finito quel coperchio della macchina da scrivere?
Lampi di passato felice, colori tenui rotolano nella stanza.
Non c’è più il divano marrone su cui ci addormentavamo abbracciati e soli.
Noi due e nessun altro.
Ti saltavo in spalla e ti baciavo il collo, prendevamo il furgone ed andavamo al parco a correre, a giocare, ci divertivamo come bimbi inseguendo qualunque cosa.
Fino a quel giorno, fino a quei nitriti isterici che mi terrorizzarono e allora non volli più saperne di quei prati,
ma tu non mi negasti mai un fazzoletto d’erba verde smagliante.
E io ti amavo.
De Vitt – Match – 2/2
ATTENZIONE: PER IL LINGUAGGIO E IL CONTENUTO DI QUESTO POST SE NE CONSIGLIA LA LETTURA A UN PUBBLICO ADULTO.
Giunti a valutare l’importanza del loro rapporto e divenuti scettici circa la loro coerenza, avevano evitato di affrontare un’analisi concreta e diventava invece sempre più facile anteporre il sesso a tutto il resto!
De Vitt – Match 1/2
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Era una serata tersa, profumata dall’odore intenso di salsedine e mitigata da un venticello caldo che stimolava il suo stato d’animo gioioso mentre passavano da un panorama all’altro, ora incantevole ora romantico.
Le sfumature giallo, arancio, rosso e viola degli ultimi bagliori del sole riflessi sul mare giocavano con le onde, colorando uno spettacolo suggestivo arricchito dalle osservazioni di lui che si atteggiava a cicerone cercando angoli nascosti e particolari di Polignano a Mare, la Perla dell’Adriatico.
Amo il silenzio
Amo il silenzio
perché mi fa sentire meno sola
e mi fa percepire
la voce “di dentro”
che mi parla piano e mi sostiene
che mi racconta di una vita vera
che si nutre di sogni e di pensieri.
Un giorno all’ospedale
Il Barabosso piangeva, piangeva. Questa volta il motivo era veramente serio. Era andato con i suoi amici, il Trippiscio e la Pipitotta a fare una bella passeggiata nella foresta. Era una splendida giornata di maggio, l’aria era tiepida e profumata ed i tre amici camminavano allegri. La Pipitotta si fermava ogni tanto a cogliere un fiore ed aveva già formato un variopinto mazzolino. Il Barabosso, meno poeticamente, seguiva un effluvio di miele selvatico che gli solleticava le narici.

