Archivio mensile: settembre 2016

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In memoria

Se ciò che presagiva
la pienezza del giorno
avesse preso ardire,
l’incanto luminoso di un mattino
sarebbe divenuto eternità.

Integra e senza oltraggio la colomba
avrebbe spiccato il suo volo
verso cieli d’Oriente.

Fragranti petali, nell’angolo segreto,
dal biancospino nevicano ancora.

Petali fitti come una coltre.

Sepoltura di un sogno.

 

Flora Lalli

Eclisse

Io e te,
due luci grandi che unite fanno buio
ti coprirò di me
che poi verrà notte
E poi di nuovo giorno.

Solo ti abbraccerò
e mi appoggerò su te
tra la  luce e il mondo buio
fatto per gli amanti.

E insieme danzeremo
nella notte di giorno
degli amori
finiti in fretta.

Poi torneremo
alla nostra  vita sul mondo
nell’attesa magica e silente
di un nuovo incontro.

Lettera al Visconte

Caro Visconte,
passano le nuvole sull’azzurro e peraltro terso occhio della Marchesa che continua tuttavia a riprendere tutto.

Questo posto è arcinoto per i servizi dedicati alle famiglie, e perdio si vede: più che la repubblica, qua è la dittatura dei bambini. I minori dominano il mondo vacanziero con una stretta d’acciaio fatta di urla strepiti e ricatti ai quali il genitore duepuntozero non sa o non vuole ribellarsi. Questo fenomeno diventa evidente di sera, quando dopo la doccia, dopo che ettolitri di sciampi schiumogeni e creme solari protezione cinquanta sono stati riversati negli scarichi dei bagni, tutti escono in processione per le strade del centro. Ci sarebbero tanti modi per descrivere la scena ma ieri sera questa testa di medievista non si è potuta negare il piacere di usarne uno: völkerwanderung. Sono come i barbari, che non erano aggressivi ma non potevano farne a meno di calare oltre il Danubio: che cazzo, c’era sempre un altro germano più germano dietro che spingeva.

E sono file di carrozzine e passeggini in coda, e sono code infinite di bambini perfettamente in grado di camminare che vengono allacciati sulle inglesine per non doverli prendere in braccio quando hanno sonno e dovrebbero, secondo tutte le regole, tornare in camera a Leggi tutto →

Quel livore

Quel livore corrosivo
è il fiele
che ti porti dentro;
esci dal mondo
dell’invidia,
supera il truce
alveo fangoso
che t’appartiene,
assapora il gusto
del pensiero altrui:
è libertà
anche per te.

Baci inaspettati

Riservami baci inaspettati
non voluti
come una forma rara d’amore
quelli invisibili
abituati alle eclissi
pieni di profumo e sapore
affinché io possa sentirli
e chiederli ancora.

Com’è fatta la Befana

Non c’è bimbo
che sa dirmi con esattezza
com’è fatta la Befana.

C’è chi dice è una vecchietta
tanto buona e poveretta,
con le scarpe sempre rotte
e le guance un po’ pienotte.

C’è chi dice,
ha il naso grosso a falchetto
sulla scopa vola spesso.

Indossa sempre stracci vecchi
e di anni ne ha parecchi.

Ed invece
c’è chi dice,
porta sulle spalle
grossi sacchi
che li passa tra i camini
sono pieni di dolcetti,
caramelle e biscottini.

Com’è fatta la Befana veramente?
Nessun bimbo lo sa esattamente
resta un immagine di fantasia
generata per magia

Ode alla luna

Tu,
faccia pallida
a disegno di bambino
a volte imbronciata
come da pensieri.

Tra i monti sali
Luna,
da dove sorge il sole
pronta al tuo lavoro
sul mondo
come una contadina al campo.

E ti abbandoni  placida
tra le braccia del cielo
nero,
che gode della tua luce di latte.

Luna
degli amori, quelli muti
delle vite, quelle assorte
dei cuori, quelli tristi.

E ti fermi,
immensa
e ci apri gli occhi.

Vale forse la pena d’esser uomini
Solo per poterti guardare.

“Un fiume di guai” – Estratto 3

(Il padre di Viola, la protagonista, racconta alla figlia chi era il proprietario del marina che la famiglia sta decidendo di rilevare)

Mio padre mi raccontò tutto ciò che sapeva su Attila.
Commerciante nato, intrallazzone, imbonitore, furfante o gentiluomo, secondo l’umore, con lui si potevano fare grandi affari o prendere enormi fregature. Capitava ogni tanto che uno dei clienti bidonati si presentasse al negozio strepitando. Attila metteva in piedi la solita sceneggiata: strabuzzava gli occhi incredulo, giurava e spergiurava di essere stato fregato a sua volta, quasi si strappava i capelli dalla disperazione. Poi invitava il cliente a pranzo, perché diceva «colla panza piena se rraggiona e se fa rraggionà mejo pure l’artri», lo ubriacava di parole, e all’uscita dal ristorante riportava il malcapitato in ufficio, rabbonito e pronto a un altro affare.

Attila era abilissimo anche nel recupero crediti. L’importante era incamerare la somma dovuta, sotto qualsiasi forma. Nel piazzale antistante il negozio esponeva auto, scooter, moto, e nel suo ufficio proponeva sottobanco orologi d’oro, tovaglie ricamate, falsi d’autore e abiti pseudo-firmati. Tutti pagamenti in natura ricevuti da clienti debitori.
Mio padre, che gli aveva fornito tappezzeria per anni, conosceva bene i suoi sistemi. Attila comprava tanto, ma bisognava sottostare alla sua mania di contrattare, barattare e intrattenere. Fra una pretesa di sconto, un rilancio sui quantitativi, una richiesta di dilazione di pagamento e l’immancabile offerta di merce di dubbia provenienza, era d’obbligo sorbirsi aneddoti, barzellette sconce, battute pungenti su tutto e tutti, rimbrotti a dipendenti fannulloni e, per finire, l’immancabile litigata al cardiopalma con la segretaria-amante di turno.

La donna secca con i capelli rossi che avevo visto cucinare al marina era stata la sua ultima convivente. Si chiamava Marisa. Trent’anni meno di lui, faccia da cavallo, occhi spenti. Attila si vantava di averla strappata al lavello di un lurido ristorante del porto di Bragagna e di averla trasformata in una signora. Rimasta incinta – come da copione – Marisa aveva sperato sino alla fine che lui la sposasse, ma l’unico contentino che Attila le aveva dato prima di morire era stato un misero due percento della società, che né lei né Gianluigi erano stati in grado di gestire.

Estratto da “Un fiume di guai” di Eleonora Scali

https://www.facebook.com/unfiumediguai

Coraggio, sei imbrigliato

Ti chiami coraggio,
sei imbrigliato
nella cultura
dell’indifferenza.

Non ti chiedo
temerarietà,
ma signorile
determinazione.

Agisci con controllata
audacia,
senza arrenderti
alle titubanze.

Sei virtù umana
opposta alla paura,
attendo il tuo
atteggiamento positivo.

Una girandola al vento

Nel riassunto d’ogni cerchio
di sole e pioggia,
d’ogni tepore che risorge e poi tramonta.

Gira la terra
in una girandola al vento
a sfidare il tempo nei secoli
in una veste di colori circondati dall’azzurro.

… tutto gira mentre la notte
rimane  in silenzio.