Archivio mensile: aprile 2016

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Luce

La luce del sole gettò i suoi capelli attraverso il recinto
di ferro sbucciato,
voleva donare una tonalità vanigliata ai petali addormentati dei boccioli di rosa.

I grilli smisero di sfregare e cantare,
le falene si nascosero sotto ombrosi veli di foglia.

Baciai l’alba pallida, saltando la recinzione di ferro,
i miei piedi nudi lasciavano impronte umide
sulle pietre d’argento.
Seguendo il volo di un passero ho camminato sul sentiero, gli alberi sottili si inchinavano uno ad uno mentre passavo.

La luce miele liquido del sole filtrava
attraverso l’alba di primavera.
Trascorsi il mio pomeriggio, sognando di inverni futuri.

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Grazie a tutti!

Lamberto Salucco

La Tempesta

La tempesta
vortica nella quiete
l’angoscia
si placa nell’inerzia.

Dolci coccole risvegliano
mani enormi ti schiacciano
mille facce sorridono
una ti annichilisce.

Perdonando si trova pace
vendicando si sazia la fame
nevica
nel caldo del camino
si eccita
nell’ambiguo cammino.

Destreggiando
tra un buco nero e una stella cometa
recita il religioso
piange l’artista
colma ognuno
con efferato egoismo
la sua giornata perfetta.

 

 

Presentazione – Mi uccido appena

Prosa e poesia - Mi uccido appena - alessandro oliviero

Essere poeti è la cosa peggiore che può capitarti da quando sei nato. L’handicap numero uno.
Non ci sono posti macchina speciali per i poeti, strisce gialle, permessi in graduatoria o pensioni statali.
Dimenticatevi gli agi dell’invalidità.

AVVISO AI GENITORI CHE STANNO LEGGENDO QUESTO ARTICOLO:
È necessario  porre rimedio quando si è bambini.
Riconoscete i sintomi nei vostri figli prima che sia troppo tardi.

Contrariamente alla credenza popolare
se scrivi poesie non sei automaticamente un poeta.
Questo falso sintomo è spesso riconducibile ad altri disturbi più gravi e incurabili come la cretinaggine, un’infezione batterica sessualmente trasmissibile che trae origine dalla promiscuità nelle pollicolture.

Le poesie non si scrivono.
Vengono commesse in alcune ore del giorno e della notte.
Non si premeditano.
La loro genesi è incontrollabile.

Mi Uccido Appena

è pura efferatezza giovanile senza aggravante della premeditazione.
Manifesta incapacità di intendere e di volere.
Si invoca l’assoluzione totale.

Kammeredizioni 2016
http://www.amazon.it/uccido-appena-Nuove-Plaquette-Vol-ebook/dp/B01BC47QR2/

Mai dire mai

Vai alla ricerca
dell’idillio
perfetto,
avvolto
in un’atmosfera
sognante
intrisa
di sentimento;

ricerchi
la gioventù
perduta,
con capelli
arrotolati
come sacre
sculture
antiche;

ricerchi
il tuo mondo,
quel porto
romantico
ove
non s’attracca,
però,
mai dire mai.

I giorni

I giorni
li scrivo su di un foglio
a me assegnato.

In una linea delicata e sottile
ignorando
ogni punto ogni virgola.

Provo paura
nel elaborarli
ma allo stesso tempo
piacere
anche se non sono in sintonia.

Prima che tutto possa
divenir  noia
colorerò d’ arcobaleno
tutti i suoi contorni

Muoversi 2/2

Aveva camminato attraverso il buio, un passo di fronte l’altro, con determinazione, incessantemente. Se aveste cercato i suoi occhi, l’avreste visti fissi su un bersaglio distante. Non esisteva alcun obiettivo oltre quello, nient’altro contava.
L’oscurità era infinita, un posto dimenticato da ogni dio, un buio creato da nessuno al di là della creazione e del tempo. Il buio si chiuse sfiorandolo. Dove toccava, la pelle diventava ombra anch’essa, svelando il suo io, dissolvendosi in niente.
Non sapeva che sarebbe successo, non importava. La pelle non gli interessava, aveva il suo obiettivo.  Avanzò, combattendo la forza oscura che lo circondava.

Il tempo passava, le stelle cambiavano posizione nel cielo, le stagioni si susseguivano. L’oscurità in aumento scavava in profondità dentro di lui. Si muoveva ancora, sempre più veloce, il tempo a sua disposizione stava per finire, doveva sbrigarsi. Ce l’avrebbe fatta stavolta, finalmente sarebbe arrivato alla fine di tutto.

Il tempo passava. Città nascevano e cadevano, montagne finivano in polvere, continenti si spostavano e si incrociavano. Il suo cuore si fermò, non avendo più nulla da muovere. Eppure anche questo non lo frenò. La morte era un piccolo ostacolo, finché continuava a muoversi. Il suo obiettivo gli danzava in testa, non riusciva a ricordarlo, ma sapeva cos’era. L’unico oggetto realmente fondamentale della sua esistenza. Così continuò a muoversi, perdendo sempre di più il suo corpo.

Il tempo passava. Le stelle si formavano e morivano, gli universi crollavano e si ingrandivano. Spostarsi gli era sempre più difficile, ma era ancora possibile e non si sarebbe lasciato fermare, non quando era così vicino. Finché la sua anima rimaneva intatta, avrebbe proseguito.

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Nuove stagioni

Quanto ho perso
in un angolo di strada
quanto sconvolto
ho rivolto a me stesso:
la perdizione non vissuta
l’amore illusorio e fuorviante
che regala doni
effimeri
volatili
meravigliosi.

Oggi, che comprendo il tutto
rilascio
come rivoli di fine alluvione
scampoli di poesia
e qualche incerta canzone.

Non oso pretender gloria
ne tanto meno sparger sapienza
ma come il contadino semina
alle stagioni devo donar pazienza.

 

Prefazione a “Un fiume di guai” di Eleonora Scali

Nel mio lavoro mi capita di leggere e di valutare numerose opere. Da qualche tempo hanno cominciato ad approdare sulla mia scrivania buoni romanzi, soprattutto opere prime di scrittori nuovi. Segno che, dopo una non breve stagione in cui a farla da padroni erano i personaggi televisivi, la gente si sta ribellando alla mediocrità che ci circonda.
Dunque, scrivo queste parole di presentazione con piacere ed un pizzico di emozione.

Eleonora Scali è una scrittrice, anzi una buona scrittrice. Nel pieno significato del termine.
È prima di tutto la rappresentante di quel ceto medio cui gran parte di noi appartiene. E poi un’imprenditrice, imprenditrice vera intendo, lontana da quei personaggi che si dichiarano tali ed ingombrano il palcoscenico televisivo o le pagine dei giornali: una donna in grado di soffrire per la propria azienda, di rimboccarsi le maniche e lavorare anche sedici ore al giorno se e quando occorre. Quando affronta la scrittura, forte della sua esperienza di vita, lo fa con onestà e passione, senza secondi fini, per il puro piacere di scrivere. Esattamente come, ho scoperto per caso, affronta l’altra sua passione, la musica: canta in un gruppo ‘blues’, esibendosi in locali e piazze.

Dico questo perché pare, addentrandosi tra queste pagine, di ritrovare lo spirito che ha animato gli autori della grande stagione italiana narrativa degli anni Sessanta: gente (per capirsi) come Lucio Mastronardi, Dino Buzzati, Luciano Bianciardi, Guido Morselli. Tutte persone eclettiche, scrittori che avevano un occhio attento alla realtà che li circondava, della quale facevano parte a pieno titolo; artisti dotati di occhio critico, capaci di cogliere il grottesco insito nella nostra esistenza, spinti da una grande tensione morale, che illuminava con forza le loro opere.
Eleonora Scali appartiene di diritto a questa scuola, aggiornata ai gusti del Duemila. La sua è una lingua fresca, immediata, godibile, ricca di immagini inedite. Il suo approccio alla scrittura è emozionale: ci avvince con l’incalzare degli eventi, con i personaggi che ci presenta, tutti ben delineati, ora divertenti, ora patetici, ora tragici; ci diverte, ci commuove, parla di gioie e di dolori. Infine, ci fa riflettere. Leggi tutto →

L’attento sguardo

Non ti turbare
scoprirai
con l’attento
sguardo
e fantasia
i sogni
tra i marosi,

per inventare
il bene
d’essere donna
con l’orgoglio
e il desiderio
che si chiamano
fede.