Archivio mensile: febbraio 2016

Stai visitando gli archivi di Prosa e Poesia.

Domenica delle palme

Ramoscelli  d’ulivo benedetti,
baciati dal sole,
sono sull’uscio della casa del Signore, chi ne vuole?

Entrate  in silenzio,
lectio divina, fonte divina,
spiritualità cristiana,
suona la campana
vangelo del giorno,
uniti in preghiera tutti intorno.

Tutto intorno tace,
scambiatevi un ramoscello in segno di pace.

La terra fiorisca, la guerra sparisca.

Amore e perdono questo è il dono.

Recensione – Hans Tuzzi: “Trittico”

Hans Tuzzi - TritticoHans Tuzzi “Trittico”

Avete voglia di immergervi in visioni dell’irrealtà o in “associazioni mentali eccentriche”? Bene, allora leggete “Trittico”. Se poi siete lettrici, meglio: l’Autore si rivolge proprio all’eventuale sconosciuta invitandola, galante e premuroso, alla lettura.

Dirò allora che a me lettrice non è “dispiaciuto”, come si augura l’Autore, leggere le digressioni immaginifiche contenute in Aubade, Dinamo Kiev, Bavkalan. Mi sono lasciata coinvolgere nell’ineluttabile lotta per la sopravvivenza in natura che compendia l’inspiegabile insensatezza del vivere e nella complessa storia del dopo-muro raffrontata alla semplice geografia del tifoso di calcio e nella domanda se vale più la musica o le parole per arrivare al significato: elucubrazioni dotte e stravaganti in cui si evidenzia perfettamente come “il pensiero critico, se sufficientemente intelligente e moralmente esplicito, rischia di diventare letteratura”.

No, non mi è spiaciuto, perché ho goduto della bella scrittura, delle immagini che ha evocato, delle sottili e mai evidenti metafore, delle finestre nella mente che è riuscita ad aprire. Ma ho anche goduto dell’elegante edizione, dell’impaginazione di copertina, dell’impertinente quanto sagace titolo della collana: “Piccola Biblioteca di letteratura inutile”, e della rinascita di una casa editrice che, contrariamente a tutte le correnti attuali, fa scelte di nicchia o fuori mercato.

Grazie a Tuzzi, grazie all’iniziativa di Giovanni Nucci e alla anticonvenzionale scelta della ItaloSvevo. Sì, si può sperare ancora.

Hans Tuzzi – “Trittico” – ItaloSvevo 2016  – 10,00 euro

 

Recensione di Salvina Pizzuoli

La terra dell’ulivo

Non credo che mai ascolterò
una melodia più dolce
emesso dai rami smossi dal vento
e dai suoi frutti caduti
(oro d’ulivo che madre natura dona).

Pare udir versi di poesia
intonati su musica soave
senza spartito
così gradita alle orecchie
da doverl’ascoltare ed amare.

Leggi tutto →

Solitudine

Di notte
ho visto la tua luce accesa
era calda.

Girando
per le stanze vuote
udivo il tuo esserci
ma ero altrove.

 

 

 

 

 

Una pennellata di luce (I più votati di Prosa e Poesia)

Con l’apporto
di setole e spatole,
intingi gli utensili
nell’iride
sull’intrisa tavolozza
della vita,
Mastro d’arte.

Crea
nelle sfumature,
il colore a te privo:
la luce!

Dipingi la tela
col suo raggio,
onde
colore e calore,
velocità ed energia,
penetrino e rammolliscano
la pietra dura
dell’animo umano.

Il fine settimana al lago 2/2

Sei al muro, il lago vi sta guardando e dice follie di voi.
Le braccia sono ai lati della tua testa e non vai da nessuna parte.
Sollevato l’elmo
Ciao
“Guardami negli occhi”
Lo fai con disinvoltura.
Hai imparato a tenere gli sguardi, impavida.
Li hai fissati dentro ai suoi che si sono fatti bui.
“Solo per oggi, poi non lo dirò più per tutto il resto dei miei giorni, io ti amo”
Tu taci.
Li guardi ancora , guardi i suoi occhi socchiudersi dentro alle note dei tuoi silenzi bollenti. Dei tuoi dinieghi di amore.
Tu non ami.
Punto e basta, volta sta pagina.
Ti bacia il collo e scende alla vena, si ferma lì con le labbra e tu sentì che pulsa.
Ora si ferma, ora si ferma, fermati per Dio
Si ferma.
“andiamo, ricomincia a piovere”
Si risale in auto e si arriva a casa.
Casa sua.
Bella… Tutta bianca e semplice. Con un enorme camino in pietra.
Accendilo, ti prego
“Vado a vedere se c’è legna”
Ti legge dentro.
Anche le urla che non emetti , anche i pianti che restano dentro.
Lui legge.
Come fa?
Il fuoco rosaceo diventa meno timido ad ogni istante che passa.
E si fa l’amore li davanti.
Così, senza chiedere nulla.
Leggi tutto →

Ballando l’amore

Bruciano labbra
son fiori carnosi
e lapilli di piacere
silente trema il cuore
è terra di passione.

Di spezie e sole
il corpo si profuma
respirando amore,
s’incanta la nuda anima
fra archi di tenerezza.

I battiti del cuore in trasparenza
trascina i nostri sensi
sui fremiti del corpo.

Perle di luna
si posano sugli occhi
e… quando l’alba giunge
s’alza un canto struggente
d’amore!

Angela Giordano

Come delfino

Il mare mi appartiene.
M’appartiene la sua forza,
e la sua pace consueta
Seguirò la rotta chiamata vita
in quei sogni che t’offrono
l’opportunità
quanto meno te lo aspetti
Non ci sarà
un secondo tempo se non questo,
degno d’essere vissuto fino in fondo.
Non sarò stanca e né tanto vecchia
da non poter navigare.
Ruberò con occhi rivolti al cielo
l’oro del sole
che fugge da quel rosso nulla.
Guizzando libera e felice sulle onde
increspate dal vento
che spumeggiano d’argento,
incurante della sorte che m’attende
tra la vita e la morte.

Adattare

Fa male
poggiarsi sullo scoglio del mare
sentire la pelle deformarsi nel dolore
non trovare pace.

È vero che finirà
nel frattempo come onda che scivola via
mi adagio e conformo
ai solchi della vita.

 

 

 

 

Privacy (I più votati di Prosa e Poesia)

Agosto. Caldo soffocante. Vento di terra.
Ci spostiamo verso la punta nella speranza di un refolo. La camminata ci spossa, ma la punta è ormai vicina. Nella distanza è senza contorni e confini netti; è una stretta e lunga lingua di sabbia protesa a cuneo oltre la linea della costa, tra due seni di mare; terra e mare vi si mescolano e fondono in un  rapporto   di  forza,  tra  vuoti, pieni,  vortici  e  gorgoglii: l’ acqua  copre, scopre, trasporta, modella e cancella, la sabbia si sposta, rifrulla, riempie gli spazi, li ruba e li cede senza sosta e senza tempo che pare sospeso e quasi si ferma  tra lo sciabordare continuo e incessante.
-Aria, si, finalmente un po’ d’aria-sono le prime parole che riesco a proferire dopo la lunga camminata per arrivarci.
Sulla pelle riarsa dal sole e dal sale un po’ di refrigerio.
Ci sdraiamo spossati.
Non siamo soli: c’è un ombrellone accanto a noi, vuoto di presenze, ma pieno di oggetti.
Leggi tutto →