Archivio mensile: gennaio 2016

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Stralci da “O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga” di A. Ferrini e S. Pizzuoli

Di seguito alcuni pezzi tratti qua e là dal romanzo “O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga”, scelti in modo che non interferiscano con la successiva lettura, che svelino e nello stesso tempo lascino intatti il mistero e l’attesa, impresa non facile perché come una spy story che si rispetti non mancano i colpi di scena:

 

Le donne e gli amori

Chi era quella donna, ma soprattutto cosa sapeva di lui? Le valigie furono caricate sulla Citroën, elegante anche se non proprio potente, sicuramente il modello Traction Avant, una delle prime a trazione anteriore, Walder l’aveva riconosciuta subito, da vero appassionato di motori e di auto qual era. Evidentemente il suo cervello aveva bisogno di divagare, si riscosse. Alla partenza le ruote anteriori slittarono leggermente sulla fanghiglia del viottolo, prima di imboccare la strada asfaltata.
Seduto a fianco della donna, cercò di sciogliere la lingua che sembrava di marmo.

[…] Con la coda dell’occhio spiò la sua accompagnatrice che si muoveva sulla strada con andatura regolare e a fari ben alti. Era una figura giovane ed esile anche se infagottata da un pesante cappotto stretto in vita con una cintura annodata. Semplice ed elegante, colpiva per la quieta bellezza del volto.”
La fermata successiva sarebbe stata alla stazione di Altdorf, lo informò prontamente prendendogli la mano e un vago accenno di tenerezza nello sguardo.
Era abile, scaltra e afferrava al volo, sapeva simulare all’impronta; il tocco della mano e il verde degli occhi di lei non lo avevano lasciato indifferente.

Si girò e la strinse tra le braccia. Pensava di essere respinto, non si aspettava il contrario; il corpo di lei aderì al suo e, nonostante fosse infagottato, lo sentì sodo e morbido allo stesso tempo. Cercò le sue labbra che si unirono alle sue per poi schiudersi in un bacio più profondo. Le loro lingue che si toccavano dettero la scossa definitiva alle convenzioni mentre un ardore sopito prese il sopravvento. La tensione accumulata in tutte quelle ore esplodeva in quell’amplesso furioso. Quanto si frapponeva al desiderio dei loro corpi fu eliminato in fretta. Caddero sul letto spinti da una frenesia che non permetteva pause.

Ma tu non puoi capire, ciascuno di noi ha una storia pesante del recente passato che trascina con sé. Non sto giustificando nessuno, né dando delle spiegazioni, sento venuta l’ora di parlare, di dire quello che proviamo. Una luce si era spenta nei suoi occhi scuri; davanti a lui restava un simulacro di donna: forse sarebbe stata anche bella se i capelli troppo corti, i pantaloni troppo larghi, la camicia troppo abbondante non gliene avessero tolto non solo la parvenza, ma anche la forma.

 

Le peripezie

Se c’era qualcuno nelle case poco lontane aveva certamente sentito.
Gli tremavano leggermente le mani.
Si sedette sul parafango della macchina con la pistola ancora in mano e si guardò attorno: il maggiore non si muoveva, il caporale era scivolato fra lo sportello ancora aperto e il cofano. Poco lontano, all’inizio del moletto le due valigie. Si riscosse, infilò la pistola nella fondina.
Presto, doveva fare presto.

Oltrepassato il mantice, il corridoio era deserto, si nascose dietro la porta di accesso al vagone successivo. Il rumore del treno gli impediva di udire distintamente i movimenti dell’inseguitore ma, quando la porta si schiuse, fu pronto e con tutta la forza del terrore la batté con violenza contro chi era convinto ormai li stesse pedinando.
L’uomo perse l’equilibrio e Walder gli piombò sopra assestandogli un energico cazzotto alla mascella; lo sconosciuto cadde stordito e Walder fu pronto a immobilizzarlo legandogli le braccia con la cintura del cappotto; si precipitò […] a scendere quanto prima da quel maledetto treno.

 

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Buona lettura!

Prosa e Poesia

Cose raccolte

Ombre pesanti
verità connesse
raccontano ,
si dividono, maturano
per poi aspettare
d’essere colte leggere.

Il problema

Il problema è
Alcool
O Pasticca
?

 

 

Vecchio re (I più votati di Prosa e Poesia)

Vecchio re
voglio respirare il profumo del tuo giardino
Vecchio re
Lascia il tuo trono ai servi dei paesi delle nebbie
Sicuri incatenati nelle menti
I pensieri fermi da sempre
Sembrano immagini senza senso
mentre un fiore si chiama così
Nato dal nulla
Senza il suono delle trombe
i muri sono caduti già
Impazziti gli angeli
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Olocausto

Morte premeditata di milioni di vite innocenti,
perché Ebrei.
Ritenuti indesiderabili.
Banditi.
Umiliati.
Indifesi.
Massacrati.
Trasportati nei lager.
Svestiti.
Numerati.
Campi di concentramento.
Rinchiusi.
Definiti spazzatura.
Uomini, donne e bambini divisi.
Denudati.
Rasati.
Stipati come bestie.
Baracche, con letti a castello, come gabbie.
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Cip e Ciop

Come Cip e Ciop sempre a giocare e a litigare.
Come Cip e Ciop sempre a ridere ed a scherzare.
Vi guardo e sorrido ricordando il fumetto dei due scoiattoli birichini.
E pensare che neanche speravo di vedere un dì due birbette a litigare ogni dì.
Come è sciocca questa rima, rido da solo pensando a quando mi dite “che sciocco che sei papino”.

Alexander Louis Woking

Stralci da “O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga” di A. Ferrini e S. Pizzuoli

Nei brani che seguono, un assaggio della spy story scritta a quattro mani ambientata alla fine del secondo conflitto mondiale, un periodo oscuro e storicamente poco indagato, quasi un romanzo storico per la miriade di elementi, divise, località, mezzi di locomozione, paesaggi e ambienti, che si collocano precisamente in quel tempo. Il protagonista è un ufficiale dell’esercito regolare tedesco, un uomo schivo, trascinato suo malgrado in un vortice di avventure e pericoli.

 

Il protagonista Leonard Walder e l’antagonista il colonnello Albert Baumann

Detto questo suonò il campanello, entrò subito un soldato che si mise sull’attenti.
– Chiama il tenente Walder.
Il tenente Walder era un uomo sulla trentina, alto e snello, lo sguardo ora guardingo e schivo, ora diretto e fermo.
– Tenente faccia caricare queste valigie sulla Mercedes e si tenga pronto a scortare il maggiore Kriegel.
– Ma colonnello, dovrei rientrare al mio reparto appena ultimato il trasporto dei documenti – intervenne prontamente il tenente, riluttante a sottomettersi a un ordine che sembrava non gradire.
– Non discuta, si metta immediatamente a disposizione del maggiore. Lo accompagnerà a destinazione, partirete il prima possibile. Domani prima dell’alba sarà di ritorno e potrà rientrare al suo reparto. Vada.
– Come ti dicevo – esordì il colonnello non appena l’ufficiale lasciò la stanza – è un personaggio che non mi piace affatto; è arrivato qua da soli tre giorni con i resti della sua compagnia che avrebbe dovuto resistere sul Reno. Ho pensato a lungo se fosse il caso di farti scortare da lui per la pericolosità e la delicatezza dell’incarico; è comunque sacrificabile!

 

Il nemico o l’antagonista

– Mi dica caporale.
– Ha telefonato la polizia di Lindau, hanno trovato due militari uccisi e una nostra macchina presso il molo a Wasserburg.
– Ah! – rispose Baumann fingendo sorpresa.
– Uno dei due cadaveri è un caporale – continuò – l’altro potrebbe essere quello del maggiore Kriegel.
– Come?! Perché potrebbe essere?
– Manca la piastrina perciò non è certo, ma la divisa sul cadavere porta i gradi di un maggiore.
Questa volta la sorpresa e lo sgomento erano evidenti nel tono del colonnello.
– Si occupi del recupero immediato delle salme, l’auto e il tutto…ma presto, prestissimo, occorre vederci chiaro in questa faccenda!
Quando il caporale fu uscito terribili presentimenti si accavallarono nella mente del colonnello. La rete che muoveva i primi passi era partita sotto i peggiori auspici. Se la notizia fosse stata
confermata, il danno era gravissimo.
Occorreva da subito predisporre un piano alternativo.
[…] avrebbe dovuto accelerare la sua partenza e non solo, anche l’itinerario avrebbe dovuto subire degli aggiustamenti. Avrebbe dovuto avvertire anche il capo dell’organizzazione, il generale Scrabb?
Agendo d’impulso aveva già impugnato la cornetta, ma se ne pentì quasi immediatamente.
No, era meglio di no. Tutto dipendeva ora da lui.

 

La situazione di partenza

Davanti alle scale d’ingresso del comando i sei cilindri della Mercedes nera 230 W153 bofonchiavano sommessamente; non era una macchina particolarmente potente con i suoi 55 cavalli né particolarmente veloce, raggiungeva a mala pena i 120 Km, ma era solida e spaziosa, proprio quello che serviva per percorrere strade disastrate dai continui bombardamenti.
Le due valigie e la sacca di pelle con gli effetti personali che Kriegel aveva raccolto in tutta fretta erano già nel portabagagli, l’autista al suo posto. Il tenente, dopo aver tenuta aperta la portiera posteriore per far salire il maggiore, si stava avviando a quella anteriore per prendere posto accanto all’autista quando Kriegel lo fermò con un perentorio ma benevolo – Che fa tenente? Venga dietro con me, ci faremo compagnia durante il viaggio!
Walder accettò con larvata riluttanza. Avrebbe preferito non viaggiare accanto a quell’ufficiale che era stato costretto ad accompagnare e che non gli ispirava alcuna fiducia né simpatia.
Avrebbe preferito il formale distacco dei gradi e del rango. Ma perché, si stava chiedendo, quell’ufficiale delle SS voleva spartire il sedile posteriore con un militare dell’esercito regolare?

 

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Buona lettura!

Prosa e Poesia

Lamento di foglia

Ho perduto i vecchi amici.
Se ne sono andati in punta di piedi fingendo di saper volare
il un luogo che non ha confini,
lasciandomi sola
tra i rami spogli di quest’albero maestro.
*
Il silenzio non mi salva
e le parole che odo soffiare tra le nuvole non mi aiutano.
Mi duole dover dir che la morte si diverte e ride sovente
mentre guardo dall’alto la cenere
ove l’erba che vi é sopra cresce.

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Umido

Penetrando dove usuale non sente
entrando nel cuore dei sensi
stendo il tuo docile corpo
assaggio
mangio
innalzo ogni ardore
e con calore
apro la tua divina essenza.

Con pazienza
calma e vigore
amore e passione.

mi sveglio…
apri gli occhi
sono qui…

 

 

Siamo acqua per la morte (I più votati di Prosa e Poesia)

Ho trascurato di scrivere un sogno.

La morte vede nascere un’anima
e già sa che un giorno sarà sua.
Questo mio sogno dimenticato
si è perso nel cielo
dei desideri.

Ho parlato ad un albero,
gli ho chiesto se è così difficile
non poter
fuggire via.
Non mi ha risposto.

Dalla finestra entrano uomini
ma non sanno vedermi.