Archivio mensile: ottobre 2015

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La Befana

La Befana presto lesta ha sfidato la tempesta.
È partita dal paese, impiegando qualche mese.
Indossando una sottana, calze lunghe a filigrana.
Un cappello lungo e stretto, nero come il corsetto.
Un mantello rattoppato, un guanto sfilacciato.
Naso adunco, mento aguzzo, veste truzzo.
Con le scarpe a mezzo tacco, ha con sé un grosso pacco.
Il suo viso vecchio e stanco, porta un sorriso a chi è affranto.
Vecchia e sgangherata, viaggia sulla scopa a gran figata.
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S’accende una luce

Ragazzo padre
novello Arlecchino,
il tuo viso malinconico
fa tenerezza.

Sei il saltimbanco
della vita,
carpito
dalla commedia umana.

La società matrigna
non comprende
il tuo dolore,
ti lascia solo.

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Come uno scemo (I più votati di Prosa e Poesia)

Come uno scemo. Idiota.
Sapere che poi starai male.
Ti manca sempre qualcosa
per tutta la tua merdosa
esistenza.
Sapere di non essere
abbastanza intelligente.

Sapere che dietro a
ogni villaggio c’è uno scemo
e quello scemo sei tu.

Graffi il foglio

In punta
di penna
graffi
il foglio
delle illusioni,

sei giovane
è una pagina
della vita
è un curriculum
inascoltato,

è un angoscioso
travaglio
è un’incisiva
storia
infinita.

La fotografa

Uscì dal portone del palazzo ottocentesco dove i suoi titolari avevano deciso di trasferire l’ufficio, tirava una leggera brezza e c’era ancora luce. Erano le 18 e zero quattro, pensò subito che se si fosse mossa rapidamente avrebbe avuto almeno un’oretta per scattare qualche foto.
Passò davanti al civico 29, la vecchia casa degli orrori, così si diceva in città. In realtà, in quella casa vivevano due vecchi indigenti, senza occhi per piangere e senza pane da mettere sotto i denti.
Si incamminò per il centro cittadino, dovette fare un po’ di slalom tra cinquantenni in carriera che facevano finta d’avere la metà degli anni e coppiette che camminavano mano nella mano. Attraversò le piazze, dove intere compagnie di adolescenti bevevano spritz e schiamazzavano come fosse l’ultimo dell’anno. Sembravano le orde barbariche che scendevano dal nord-europa, con la differenza che quei giovani volevano saccheggiare solo le dispense dei bar.  Si fermò un attimo ad osservarli, rise soddisfatta per aver superato quell’età, momento della vita in cui sei abbastanza giovane per credere che la vita sia bella ma poco saggio per sapere che i problemi veri sono dietro l’angolo.
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Recisa lentamente

I miei mi hanno trovato qui
sotto un cumulo di terra
senza un fiore e né una preghiera.

Son volata
in cerca del cielo
ove gli uccellini cantano ancora.

Aspetterò il giorno
che si piegherà sotto il rimorso
di chi poteva,
senza aver fatto nulla

Li chiamavi amici

Un tempo eri felice,
hai perso il lavoro,
sei inquieto e restio;
i tuoi pensieri
sembrano scatole vuote
intrise d’aria
irrespirabile.

Li chiamavi amici,
hanno graffiato
le tue sicurezze,
t’hanno umiliato,
quelli sinceri
li riconosci dalla lealtà:
sanno toglierti le spine.

All’osteria, avanti un altro! (I più votati di Prosa e Poesia)

Oste,
nella vetusta penombra
dell’osteria,
consumi le tue notti:
avanti un altro!

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Ami ciascun genitore

Tu bimbo
non parteggi
né osteggi
culli
i sentimenti,
partecipi
desolato
agli alterchi
coi
turbamenti.

Perché v’è dolore?

Aborri
i comportamenti
di litigiosità
tra bugie
e verità,
ami ciascun
genitore,
tu vuoi sentir
calore.

Veterano di guerra

Non potevo credere a quello che mi stava succedendo. Tutti i miei piani e le mie previsioni erano stupendamente saltati. Avevo pianificato per mesi quel lavoretto, ore infinite passante al volante della mia auto pensando a quello che avrei potuto fare. E poi a casa, al mio computer, mentre la mia mogliettina preparava la cena per me e per i miei due splendidi bimbi, a scrivere e progettare il piano finale. Con tanto di commenti e alternative a seconda delle variabili dipendenti e indipendenti che sarebbero potute succedermi. Avevo imparato molto durante gli anni del liceo, passati praticamente tutti a leggere libri di guerra, di imprese stoiche compiute da manipoli di uomini e diari di veterani tornati dal fronte. Quella era la vita che avrei voluto fare anche io se non fosse stato per via del mio matrimonio. Troppo presto avevo scoperto che sarei diventato padre, dovetti abbandonare gli studi all’accademia militare e l’idea di diventare un  vero soldato. Non che potessi lamentarmi, avevo la mia bella mogliettina, una splendida 30enne ancora in buono stato, e che dire dei miei due figli: Adolfo ed Hermann. Due splendide creature, bravissimi a scuola, i migliori della classe. I suoceri e i miei genitori erano i nonni ideali, questo è uno dei motivi per cui tutti gli anni, ormai da 12 anni, andavamo assieme in villeggiatura al mare. Prima solo noi sei, e poi tutti assieme, la comitiva perfetta dopo l’arrivo dei bimbi. Avevo la mia bella vita da impiegato alla poste e una splendida famiglia. Avrei avuto la più bella vita che un essere umano potesse immaginare, se non fosse stato per quel cruccio che covavo da ormai 7 anni. L’antefatto è una mia uscita serale. Dovete sapere che io sono sempre Leggi tutto →