Archivio mensile: giugno 2015

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Il concetto di bellezza

Se il concetto
di bellezza
cambia
a seconda
degli anni,
gli occhi
sono
il biglietto
da visita
dell’essere;
creano
sensazioni,
sprigionano
emozioni,
vanno oltre:
non hanno
età.

Un viaggiatore senza tempo 1/5

Un giovane era seduto al bar davanti a un cocktail pesante, così immaginai dalla sua espressione quando ne mandava giù un sorso: spingeva le labbra prima in avanti per poi risucchiarle in dentro, come fosse chiedere troppo tenerle sporgenti.
Mi sono stupito: alla dieci del mattino, un cocktail?
-Buongiorno – gli dissi avvicinandomi. Avrei voluto un approccio meno formale, mi pareva di conoscerlo da tempo.
-Buongiorno – mi rispose guardandomi dritto negli occhi e aggiunse – sto affogando la mia mancata giovinezza.
-Mancata? Ma sei giovane!
-Anche tu sei convinto che basti essere anagraficamente giovani? Ti sbagli.
-Ma cosa ti è successo di tanto terribile, da considerarla mancata?
-Non lo so – non ho ricordi, qualche flash qua e là, ma tutti uguali, probabilmente sempre gli stessi con qualche minima variante.
-Spaventoso! Come fai a sopravvivere senza nemmeno un ricordo?
-È un buco nero che si porta via tutto, in un vorticoso vorticare.
-Bello il vorticoso vorticare! Ma tu dove sei, in fondo o stai vorticando?
-Non lo so, non mi vedo.
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Dei trionfi e altre vittorie 1/2

Un podio. Su quel podio qualcuno trionfa. Gioisce e festeggia. E’ osannato e celebrato dalla folla, dalla giuria, da parenti e amici: da tutti, insomma. All’ombra di quel podio qualcuno pena, si dispera, si ripiega su se stesso, si dibatte, giace, se ne va perdente; in quel frangente vinto.
La folla invoca il nome del vincitore. Tutto è per lui: la gente, la gloria e la fama, il tempo, il sole, le ore e pure il vento, che scarmiglia i capelli e rinfresca i pensieri.

Fermo immagine.
Messa a fuoco.

Una domanda: Che ne sarà di colui o colei che non è salito o salita sul podio, ma se ne giace ai suoi piedi sconfitto e deluso?
Chissà che ne sarà di lei, di lui.

Arranca, annaspa, geme, freme, trema, rantola, striscia, urla, piange, grida, latra, guaisce…Non si regge in piedi, non cammina, passa rasente ai muri, una morsa forte e stretta allo stomaco non gli dà pace. Non sa dove guardare, non sa che cosa fare. Nell’animo un dolore atroce lo porta a nefasti pensieri, a infelici propositi, non vuole più combattere, non vuole più gioire, non vuole più guardare la propria immagine riflessa in uno specchio, non vuole più gareggiare, non crede più in nulla, non crede più nel proprio talento, nel proprio impegno… vuole soltanto scordare, persino il suo nome.  Si vuole annientare.

Il tempo in cui lui o lei giace in simile stato è una variabile umana, molto umana, può durare giorni, settimane, mesi o, nei casi più estremi e drammatici, tutta la vita che resta.
Il tempo dell’afflizione è oscuro, opaco, ha un suono sordo e muto, un sapore acre e rivoltante. E’ un salto in uno strapiombo. E’ uno strisciare nel fango, nella melma, nel magma dentro le viscere della terra. E’ non-vivere, è non-sentire, è non-interagire con il resto del mondo, è non-nutrirsi e pascersi, è annientarsi. Finire. Svanire.

Flavia Todisco

Abbracciare il mondo

Vorresti abbracciare
il mondo,
dimenticare gli affanni,
sfuggire alle angosce
della quotidianità,
in questi giorni
di buone intenzioni
e di pace;
poi,
un dubbio t’assale:
le braccia degli opulenti
son troppo corte,
che pace durevole sarà,
se continuerà
ad aver fame
due terzi dell’umanità?

Vita (I più votati di Prosa e Poesia)

Prova ad aprire una finestra,
dipingere il cielo,
puoi dipingere il tuo giorno o lasciarlo grigio,
ma puoi con un piccolo gesto cambiare tutto…
Basta affrontare il mondo con un dolce sorriso

A te, modello di cultura

A te,
cui l’essere
umano
non è numero;
a te,
che investi
sul talento;
a te,
che fai ricerca;
a te,
che nutri
la speranza
dei giovani
con fatti
concreti;
a te,
modello di cultura
industriale,
vada la stima
della Nazione.

Giochi di parole e di colori 3/3

Dicono che il colore dell’emozione amore sia il rosso come la rabbia, ma guardandomi dentro, le poche volte che posso dire di essere stato innamorato, il mio colore è stato blu. Un blu forte e intenso, quasi notte. La prima lei che mi ha scatenato l’emozione blu mi era sembrata già alla prima occhiata bellissima, morbida e sensuale. Mi era scattato subito il meccanismo dell’incollo, nel senso dell’incolliamoci un po’, ma poi mentre mi avvicinavo a lei sentivo le membra irrigidirsi, i passi farsi pesanti e un gelo lieve farsi strada nel mio corpo.
-Facciamo una dormitina insieme?- La mia frase per rompere il ghiaccio che funzionava sempre, perché voglio essere chiaro con le parole e non voglio che si generino sospetti, non usciva fluida come le altre volte dalle mie labbra. E poi lei mi fulminò con lo sguardo e una scarica elettrica mi attraversò dagli occhi fino ai piedi e intanto tutto si colorava di blu: blu i suoi occhi, blu i capelli, blu il corpo flessuoso, blu anche io fuori e dentro.
-Troppo esplicito bello, torna quando avrai trovato…- trovato cosa? ma il mio cervello non registrava quello che le orecchie avevano confusamente captato tanto ero perso e annegato dentro il blu. Era evidente, glielo si leggeva chiaramente dentro quei suoi occhi, che non aveva apprezzato. Eppure per lei avevo provato un’emozione che non conoscevo e che lei non aveva saputo vedere, forse perché era blu e non rossa?
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Cappuccetto bis

Cappuccetto Rosso la conosciamo da tempo. L’episodio che vado a narrarvi, invece, è molto più recente, e riguarda Cappuccetto Rosa, sua bis-nipote.
Cappuccetto bussa educatamente. Una voce malferma le risponde “Avanti!” Spinge la porta ed entra. La casa è graziosa e ordinata. Persino civettuola, con quelle tendine alle finestre ed i quadretti di fiori secchi alle pareti. Un grande tappeto patchwork domina il salotto. Accanto al camino, la sedia a dondolo. La nonna è a letto, un po’ lamentosa: camicia da notte di flanella a fiorellini, liseuse a pois ed occhialini d’oro. Se non fosse così da sempre, ci sarebbe da morir dal ridere. Ma tant’è… dico “Ciao nonna” e mi avvicino sorridendo. “Come stai oggi?” le chiedo. Mi risponde assonnata, senza guardarmi:”Come vuoi che stia, cara, non meglio di ieri… i miei dolori alle ossa…”
“Lo credo, nonnina: altroché ossa, nessuno può sentirsi tanto in forma, dopo due ore di jogging mattutino…alla tua età ! Dovresti rallentare il ritmo…E che braccio gonfio che hai !”
“E’ per abbracciarti meglio… ” “Ma che dici ?! Scommetto invece che sei caduta di nuovo in motorino !” (Suo malgrado, la nonna annuisce, contrariata)
“…E che strani capelli hai…” “Sai, il mio nuovo parrucchiere ha sbagliato la permanente…”
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Un ponte di affetti

Per Natale
costruiremo
un ponte
di affetti
sperando
colleghi
i nostri cuori
in modo duraturo
ove l’armonia
sorretta dalla luce
dell’amore
guidi il cammino
al di sopra
degli egoismi
dell’umana gente.

Gioia (I più votati di Prosa e Poesia)

La gioia è dentro di noi
ogni tanto dovremo essere capaci di aprire la nostra finestra e…
Lasciarla uscire a prendere aria,
vedremo tutto il mondo migliore.