Archivio mensile: gennaio 2014

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Il Re di Maggio (17)

Non ho mai capito, se la notte sia antica quanto il giorno. Forse prima vi era la notte, poi la luce dopo violenta battaglia s’impossessò del creato. La vittoria non fu completa, solamente una parte dell’infinito può godere di quell’immenso bagliore. Come sembra strano, questo camminare in silenzio, senza parlare, senza sentire, senza guardare, sicuri avanziamo ignari sui nostri passi. Le ombre che ci accompagnano, sembrano fuggite dalla tela. Questa luna splendente, può averle liberate, guardandoci come per dire, non vi svegliate continuate pure a sognare. Tabhoté è splendida sotto questo chiarore e non posso fare a meno di guardarla. Sembra che qualcosa ci leghi, forse è solo questo un sogno o una mia impressione. Lei mi guarda come se mi avesse sentito, con la mano tesa al cielo, quasi con fastidio, segue il volo di un elicottero che rompe il silenzio della notte. Un rumore inquietante. Il momento giusto per attaccare bottone con una scusa qualsiasi.

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Il valore poetico

Il valore poetico
dà sapore alla vita
nasce
dall’emozioni
dalle osservazioni
dalle bellezze
della natura
dalle meditazioni
dai sentimenti
dell’uomo.

Chiuso
nella sua
solitudine
o aperto
e partecipe
dell’infinito
tra il vero
e il falso
tra l’illusione
e la realtà.

Grazie Signore

Grazie Signore,

perché nel mondo ci sono persone SPECIALI.

SPECIALI, perché infondono sicurezza.

SPECIALI, perché danno importanza ai valori della vita.

SPECIALI, perché riescono a… contare fino a dieci.

SPECIALI, perché restano umili.

SPECIALI, perché danno coraggio.

SPECIALI, perché ti fanno sentire viva.

SPECIALI, perché riescono a conoscerti nel profondo,

senza averti mai incontrata.

SPECIALI, perché invitano a guardarti dinanzi a uno specchio,

e a fare quattro chiacchiere con te stessa

e finalmente riesci a dirti ” IO VALGO”.

SPECIALI, perché hanno un animo buono.

SPECIALI, perché sono “SPECIALI”.

Grazie Signore.

Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (02)

Alzò lo sguardo; lei si stava alzando per sedersi sopra di lui e vide un corpo armonioso, le spalle delicate ed esili, un seno dalle linee perfette, un capezzolo di gioventù sana, un’anatomia che chiedeva tenerezza, protezione, ascolto, fusione.

Lunghi capelli neri le cascavano fino al petto come a stuzzicare un’anima pura; vi passò le mani tirando indietro la chioma lucida e ben tenuta. In questo movimento il seno risaltò, i suoi occhi scuri fissarono Jack con amore e lui ne rimase sconvolto.

Non credeva a ciò che stava provando: tutto era perfetto, caldo, esaustivo, tutto aveva un senso, i gesti, l’atmosfera, l’aria che respirava, non c’era incertezza, non c’era paura, non mancava niente e lento si abbandonò al sogno.

Jack aveva avuto due storie importanti nella propria vita ma quella che sicuramente aveva più inciso per la durata era quella con Sonia, una ragazza che lavorava negli uffici della ditta di famiglia; una donna giovane e insicura, senza personalità ma piena di amore e affetto materno per lui.

Lo adorava e ciò colmava gran parte delle inquietudini di Jack senza però mai farlo sentire appagato: vivevano un rapporto standard, routinario, senza bassi – ma anche senza alti – nella monotonia tipica di altre fasi della vita di coppia, non certo quella dei venticinque anni.

Con Sonia fare l’amore era meccanica scontata, canonica e quasi missionaria. Jack non aveva ancora preso il largo con le droghe e la dissolutezza ma certamente quel periodo non lo aiutò a trovare stimolo per altro. Le voleva bene ma non l’amava o almeno non se ne sentiva coinvolto né riusciva a proiettarsi verso il futuro.

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Quel fluido impalpabile

Empatia, dimmi chi sei:
sono un flusso affettivo,
un accordo tacito,
un dire senza dire.

Un rispondere senza parole,
un fluido impalpabile,
un’intesa rassicurante,
un sentimento che sboccia.

Una risonanza interiore,
una sublimazione dei sensi,
un soffio dell’anima,
una poesia della vita.

Il Re di Maggio (16)

Uscendo riprendiamo il nostro abito. Salutiamo Ninà, passando avanti al guardiano che con un gesto ci saluta, come per dire, ci vediamo più tardi. Usciamo da dove siamo entrati. Mi sembra, che l’abito sia quello giusto per questa splendida serata. Fuori dall’Officina, il silenzio della notte ci sorprende, solo i nostri passi echeggiando ritmano l’incanto. La Luna è un enorme specchio senza colpe, rubando più di qualche sguardo malinconico.

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