Archivio mensile: febbraio 2012

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Vento gallurese (Porto Rotondo, Settembre 2010)

Sibila sinistro
Si insinua nelle finestre
Tra i rami
Tra il sartiame delle barche
Ulula la rabbia e l’ansia
L’angoscia e la tristezza
Del navigante bloccato in porto
Del randagio curioso di avventure
Dell’uomo incredulo
Di fronte agli enigmi della vita.

 

Paola Capitani

Gocce – 3/6

Lucia ne era sempre più convinta, guardava la finestra al secondo piano, quella gialla.
Se avesse avuto un orologio funzionante in mezzo alle lattine usate, agli stracci umidi nel carrello, se lo avesse avuto si sarebbe accorta del fatto che il vecchio attaccò esattamente allo scadere del decimo minuto del suo arrivo. Leggi tutto →

L’Enigma – Atto terzo – 1/3

ATTO TERZO

La scena del terzo atto è il grande locale retrostante il bancone del bar, sul finestrone in alto si vedono le bottiglie e i bicchieri (dietro ai vetri) e le sagome delle cameriere e di Begun muoversi, ci si accede da una porta in alto a destra, poi si scendono alcuni gradini o dal pianerottolo si può salire nel piano superiore dove ci sono camere e alloggi. Leggi tutto →

Addio ad Edipo

Ho già capito
stendendo al tuo seno
la mia inerme anima
che indifesa, non è più
e libero, da ciò che ero
in ritardo, ti saluto
o dolce madre.

Gli ultimi giorni d’autunno

Lei stava seduta in mezzo alla piazza
nove di sera nessuno che passi
era un giorno d’autunno silenzio d’intorno
ma portato dal vento un uomo arrivò Leggi tutto →

Gocce 2/6

La luce infida di una giornata di pioggia filtrava attraverso le fessure dei battenti. Una musica lontana e moderna stonava con l’ordinato ticchettio della sveglia sul comodino di legno laccato. Otto e quindici. Tutto trasudava ordine in quella stanza. Leggi tutto →

L’Enigma – Atto secondo – 3/3

Il fotografo si precipita quasi correndo verso il fondo del palcoscenico, seguito dagli sguardi di tutti gli avventori, e scompare nella porta con scritto “Cinema”; Leggi tutto →

Due nomi

Sono cresciuto anch’io sull’orlo del Sammarella, nella terra dai due nomi: Basilicata per quelli che sono restati, Lucania per quelli che sognano ancora un ritorno.

Si diceva brigante, allora, per dire a un ragazzo che era in gamba, che aveva fiuto, che non avrebbe fallito mai niente. A mio padre, quand’era ragazzino, gli dicevano sempre brigante. Voleva dire che non frignava nemmeno quando la polvere gli bruciava gli occhi. A lui e a tutti quelli come lui li chiamavano briganti, perché erano svegli come capre. Leggi tutto →

Libertà

Insensibile ironia di superflua vanità
Fedele al ritmo delle idee
di decantata libertà Leggi tutto →

Applausi

Applausi - Vanessi

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