Atto d’amore 1/4

Il dottor Remigio passò impercettibilmente dal leggero sonno che gli era abituale alla veglia e subito tese l’orecchio per ascoltare il respiro di sua figlia Giannina, nella stanza accanto. Lui si svegliava sempre prestissimo, e comunque ad ogni minimo rumore inconsueto. A quell’ora di solito la donna dormiva dopo una notte trascorsa immutabilmente a piangere. Il dottor Remigio lo sapeva bene, così come era consapevole di non poter fare assolutamente nulla. A ottant’anni passati, con una figlia di quarantatré anni, non era ancora riuscito a stabilire con lei un rapporto umano, se non da genitore.

Eppure soffriva con lei. Si rendeva conto di essere stato un padre pressoché inesistente, da quando sua moglie era stata portata via nel giro di tre mesi da un male che nessuno aveva potuto curare. La bambina aveva dodici anni, a quel tempo; ed era già insignificante. Una faccia che nessuno notava su un corpo che non prometteva nulla di buono. Persino al funerale quasi tutti i clienti e conoscenti che si erano avvicinati a lui per le condoglianze di rito, avevano ignorato la piccola donna che piangeva silenziosa un passo indietro, guardando a terra, con le mani allacciate davanti a sé.

Crescendo lei non era cambiata quasi in nulla; taciturna, nascosta, aveva terminato le scuole superiori rinunciando a frequentare l’università. Nessuno se ne era accorto, nemmeno il padre, che aveva trovato del tutto normale l’affaccendarsi di lei per tenere in ordine la casa e lasciare che la vita le scivolasse addosso. Non gli era mai venuto in mente di chiederle se avesse qualche progetto per il proprio futuro. Aveva solo proseguito cupamente ad esercitare la professione – medico di base con una vaga specializzazione in pediatria – un anno dopo l’altro. Tornava regolarmente a casa dall’ambulatorio o dal giro di visite nelle ore dei pasti; scambiava le minime parole indispensabili, leggeva un giornale o qualche pubblicazione scientifica. Ogni tanto prendeva in mano un libro della sua biblioteca di classici e si annoiava in silenzio sfogliando qualche pagina.

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Consapevolezza

Poniti all’ascolto
umano
che mendichi corone.

Immergiti nella platea
azzurrata e turchina
come l’infante
al sacro rituale.
Socchiudi le ciglia e
assapora l’incantevole voce,
lascia che marosi e risa
grappoli spumosi d’aria e vento
lambiscano e purificano
i tuoi sogni,
le tue dita.

La coscienza marina
elargisce ineffabili
vibrazioni d’amore,
nuove albe
che baciano l’orizzonte,
vele stese
gonfie di maestrale.

Adesso puoi comprendere
Il mare,
adesso puoi appendere
i tuoi pensieri
alle spiagge
e naufragare dolcemente
nelle sue acque.

Tutto è arte (I più votati di Prosa e Poesia)

Ricordati,
anche le cose più comuni
le più umili
possono diventare elementi
per una descrizione artistica;
osserva
con occhio attento.

Indaga compiutamente,
cogli i particolari,
vivili nell’insieme
in ciò che posseggono,
in quello che in essi
fa maggiormente muovere
la tua fantasia.

Quei momenti

Se vivi
quei momenti
che generano
sentimenti,

non puoi smarrire
la strada
che conduce
all’amore.

Brivido caldo

Il pensiero d’averlo
in un ritmo lento
aliterà in me
un brivido caldo
che salirà
lungo il corpo
sulla pelle tremante
fino a riscaldarla
… poi sarà follia

Gradinata in ascensione

Prima di giungere
alla dimora di luce
vi è una scalinata di energie e colori…
Tutto ha inizio nello spazio cosmico,
dal voluttuoso blu cobalto,
ove l’anima sceglie
veste terrena e karma.
Poi, al gradino superiore,
il verde foglia spettina
ciuffi di fanciullezza e innocenza.

Ancora un passo più su…
rugge il rosso carminio
tra passione e sofferenza,
e poi ricci e sbuffi ventosi
dal giallo al bianco candore.

All’apice, la divina dimora
accoglie scintille coscienti
purissime.