La terra di nessuno 3/3

I ragazzi se ne tornarono a casa, provando forse per la prima volta una strana sensazione, molto simile al rimorso. Giorgio andò verso il secchio dell’immondizia per gettare quegli strani sassolini, poi ricordò che, dimenticato in un angolo del balcone, c’era un vaso con un po’ di terra. Vi gettò i semi.

Qualche giorno dopo furono gli operai del comune a divellere la rigogliosa coltivazione della “matta”. Vi gettarono una colata di cemento e vi eressero un alto ripetitore per i cellulari. Uno scempio che avrebbe rovinato il panorama e, a sentire alcuni esperti, anche la salute. La donna non tornò più a coltivare la terra di nessuno. Passarono i mesi e una mattina d’estate Giorgio notò che dal vaso sul balcone spuntava qualcosa. Era una piantina, sulla quale stava germogliando un frutto verde, forse un pomodoro. Senza aver ricevuto alcuna attenzione o cura, addirittura senza amore, battendosi contro le intemperie, quella pianta stava dando un frutto, un regalo generoso che la natura faceva alla sua mente arida. Giorgio sentì che in quel vaso ora pulsava una vita, come nel corpo di una mamma il cuore di un bimbo. Con quella stessa forza stava nascendo un frutto e solo allora lui capì che la natura è veramente poderosa e fantastica. Tutte le realtà virtuali che era abituato a vivere al computer venivano spazzate via da quel piccolo frutto verde, che sarebbe maturato davanti ai suoi occhi increduli. Si affacciò e guardò oltre gli edifici, i lampioni e il cemento, fino a scorgere una sottile striscia verde all’orizzonte. L’avrebbe cercata laggiù, con la fermezza e la sensibilità necessarie, fino a trovarla un’altra terra di nessuno da rispettare e amare.

Le gambe

Sappiamo molte strade ed imboscate
poi non sappiamo come siam cadute
la nostra Roncisvalle ci aspettava
siamo partite e ahimè, non siamo tornate.

Comandaci di stringerti più forte
obbediremo solo alla tua voce
noi gambe siamo strette già al tuo corpo
possiamo cavalcare più veloce.

Expo2015 – Prima parte

Sicuramente mi merito di essere punita e soffrire per i peccati commessi.
Lo so, giuro che lo so.
Ma se credessi in un Dio, sarei in ginocchio con le ceneri in capo a implorarlo di liberarmi dall’Expo. Tutto, ma l’Expo no…

In fondo è colpa mia. Sono stata io a dire che questa settimana ero libera, che mio figlio è al Summer Camp, che avevo voglia di iniziare a lavorare prima di settembre… Quindi i miei
futuri datori di lavoro mi hanno chiesto se per favore potevo incontrare, in vece loro, un produttore vinicolo Toscano importante. Ignara, rispondo che sarei stata felicissima – trovandomi a circa 40km dall’azienda in questione. Ingenua. Ingenua. Ingenua. Il viticoltore è all’Expo: è molto importante per lui che io vada li e faccia un paio di “meeting” e “brainstorming” con altri produttori e distributori. Con una sensazione di vuoto che mi si apre sotto i piedi, realizzo: non solo devo andare all’Expo, a luglio, con 40° ma devo pure essere vestita business, cercare di non sudare ed essere particolarmente coerente e brillante per un tot numero di ore.

Ecco.

È così che mi ritrovo sul treno, che sta entrando nella stazione di Milano, con un vestitino ai limiti della decenza per la mia età ma che ancora regge come casual-business estivo, facendo respiri profondi in preparazione del caldo che mi si avvolgerà addosso appena si apriranno le porte e sistemando il viso in un’espressione da don’t-fuck-with-me, che adotto in qualsiasi Leggi tutto →

L’amica penna

Oh! Vecchia penna,
eterna amica
che ti intingi d’inchiostro
per il mio volere.

Nemmeno tu custodisci più
i miei segreti
che l’anima racchiude.

Aspetti impaziente
d’immortalare tra le righe
il mio “confesso”
che non arriva
se non strappato dal cuore
infrangendo i sogni.

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Ti piace?

Sono un amico,
entro
in casa tua
senza bussare
e dico:
“Ti piace?”
Rispondo:
“Mi piace, mi piace”,
anche quando
non mi piace.
Che dire?
Meglio un mi piace
spontaneo
che mille mi piace
“spintanei”

La terra di nessuno 2/3

I ragazzi aspettarono la primavera, periodo nel quale le sue piantine iniziavano a fiorire e poi decisero di farle un brutto scherzo. Con le biciclette salirono sul sottile marciapiede che delimitava quel piccolo orto e, fingendo di sbagliare direzione, schiacciarono i fiori che stavano nascendo. Lei non credeva ai suoi occhi, iniziò a gridare disperata “No! Non sapete quanto ci ho messo! Perché mi fate questo, con tutto il tempo e la cura necessari affinché da un seme nasca una pianta!” E, contro ogni loro previsione, la donna si sciolse in un pianto dirotto. I ragazzi si guardarono l’un l’altro senza parlare, era come se all’improvviso stessero comprendendo la crudeltà del loro gesto che, fino a poco prima, era sembrato loro solamente un’azione naturale. “Non vi hanno insegnato a capire la lotta che una pianta fa per dare al mondo il suo fiore e poi il frutto?”. Loro continuavano a inforcare le biciclette sotto le cui ruote giacevano schiacciati i variopinti fiorellini. I volti paonazzi, nessuno sapeva come rispondere alla disperazione di quella signora. Per loro era facile quando con il computer, giocando a The Sims, creavano una città con gli alberi e i suoi fiori e poi cancellavano tutto o sostituivano i paesaggi e addirittura le persone, annientando le loro vite, per farle rinascere senza fatica con un clic. Non vedevano l’ora di correre a casa per giocare alla Play Station o con la X-box, dove tutto si distruggeva e ricreava senza fatica.

La donna si chinò, prese una zolla umida e, con mani tremanti, la porse loro dicendo “L’avete mai sentito l’odore della terra… non è sempre uguale, si può capire se sta arrivando la pioggia dall’aroma che essa emana!”. Poi fissò quello che tra loro sembrava il capo banda. “Come ti chiami?” gli chiese “Giorgio” rispose lui con riluttanza. Lei prese dalla sua borsa alcuni semi e, aprendogli la mano, li posò sul suo palmo aperto “Sotterrali e vedrai tra qualche mese!”