Ode all’Artista selvaggio

Ti chiamavano Ligabue
ma eri Antonio Leccabue
camminavi randagio
tra le nebbie padane.

Eri commiserato
canzonato
tu artista da strapazzo
considerato pazzo.

Una tela
un piatto di fagioli
due tele
polenta e baccalà.

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Lacrime di velluto

Il sole abbaglia ancora gli occhi
mentre lacrime cadono
sulla sabbia dove non si vede
Lentamente il calore le asciuga.

….Profuma di nuova vita la speranza

Lo struzzo

Come lo struzzo sei incapace di volare,
nascondi la testa sotto la sabbia
per non vedere la realtà
disturbante che ti circonda
non cavalchi l’onda,
è un tuo modo di difesa primitivo
per arginare la frustrazione,
accentua i sentimenti adesso,
la realtà seppur spiacevole
o disdicevole
la puoi affrontare se la conosci
e se non menti a te stesso.

Tre donne

La prima, una austera egiziana
si aggira tra le dune del deserto
cercando il tempo,
la casa, la famiglia
all’ombra delle palme
ondeggianti al vento.

La seconda, nelle terre bretoni del Medioevo,
battute dal vento e delle onde
nel prato di erica e di felci
trattiene la cuffia
dalle forti folate.

La terza, oggi, in una terra ignota,
dove cerca il suo futuro
scritto sui libri del tempo
attraverso molteplici emozioni
panacea alle naturali ansie.

(Bretagna, Finistere, agosto 2007)

L’Alba

L’Alba
un nuovo giorno
tutto sembra un ritorno;
L’Alba
un nuovo sole
tutto invita all’amore;
l’Alba
una nuova vita
la notte è finita;
l’Alba
tu che sorgi
tu inventi l’oggi;
Alba
tu illumini la dura realtà
che la notte oscurato ha!

Essere pietra d’inciampo

Ruvida e appuntita
posta sul sentiero
della vita
sei pietra d’inciampo.

Passano laboriosi viandanti
tra rovi e sterpaglie
nonché polverosi
e sconnessi pendii.

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